La Via di Fuga

Soltanto camminando ci si può salvare

La cattredale dei sogni.

A Notre-Dame ho conosciuto due americani, che casualmente ho incontrato nuovamente la stessa sera in un bar di Montmartre, e con cui ho condiviso una serata di vino rosso, leggermente acido, e tante chiacchiere.

Dalla terrazza di Notre-Dame ho scrutato in basso, in cerca dei segreti di quella città di ampi viali e buie viuzze, quella Parigi che sempre mi aveva affascinata e attratta nelle spire della Belle Époque.
Sono entrata nel suo ventre di madre, in cerca della ruota degli innocenti, dell’odore degli incensi, dei testi sacri, dell’anima di Hemingway, che forse nalla chiesa nemmeno è mai entrato.

A Notre-Dame sono scesa nel profondo dei miei tormenti, un gargoyle a farmi da guida, ed ho capito che più in basso di così non sarei potuta arrivare, tanto valeva provare a risalire, ma seguendo una strada diversa. In cerca della pace.


Per te, cattedrale dei sogni, scrivo alla prima persona singolare.
E verso tutte le mie lacrime.

Lì dove tutto ha avuto inizio.

Madrid, quattro anni dopo.

I vicoli chiari e luminosi alle prime luci del giorno, quando ancora Los Gatos devono rientrare dalla notte precedente, attardandosi per finire l’ultimo bicchiere o per fare colazione prima del riposo.

Qui, la ragazza cammina.
In compagnia soltanto di se stessa, come allora.
Con le mani in tasca, il passo veloce, lo sguardo che corre sui bordi dei palazzi e sul dorso delle panchine vuote.
Sui ciliegi dell’Opera, sui banchi del mercato, sui ciottoli di Plaza Dos De Mayo.
Sfiorando i confini della città dove ha lasciato il cuore.
La città dove tutto ha avuto inizio.
Dove ha deciso di rivalutare ogni passo compiuto fino a quel momento, mettendo in discussione quelle che, fino ad allora, erano state le sue priorità.

La città in cui ha deciso che valeva la pena scegliere la felicità.

E’ giunto il momento, per lei, di ricominciare ad inseguire i sogni.


“Se andate a letto la sera a Madrid passate per originale.
A Madrid nessuno va a letto prima di avere ucciso la notte.”

(Ernest Hemingway)

Inseguendo l’Abbè Gorret – Tor de Geants: la cronaca.

San Lorenzo, il sole tinge di azzurro il cielo e asciuga la nebbia.
Scendono spediti verso Gressoney, mentre flotte di fedeli poco allenati salgono verso la montagna per la messa nel piccolo santuario dedicato a lui.
Raggiunta la cittadina, trovano i primi sei chilometri di pianura, tra i vicoli e i sobborghi tanto amati da Margherita di Savoia da costruirci un castello da favola.
Nel sole cocente del primo pomeriggio, una salita verticale e polverosa li conduce ad Alpenzù, un piccolo villaggio Walser ora adibito all’ospitalità dei viandanti, da cui si mostra, finalmente, il massiccio del Monte Rosa in tutta la sua impressionante “glacialità”.
Tanto timido da non stagliarsi verso il cielo come altre montagne finora incontrate, ma anche tanto orgoglioso nella sua mole placida.
In serata li raggiungono due amici, che si sono spinti fino alla Vellèe per cenare assieme e, magari, condividere una tappa del viaggio.
Cambia il tipo di chiacchiere, aumenta il numero degli amari, e il freddo della notte non li ferma dall’andare a caccia di stelle cadenti nel nerissimo cielo montano.

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Il Monte Rosa visto da Alpenzù.

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Di risaie e di nubi – Tor de Geants: la cronaca.

Un nuovo segnavia, con il re dei numeri primi che campeggia sornione in mezzo al giallo.
Lasciano il paese medioevale in salita, per riguadagnare i metri di dislivello persi con la discesa a Donnas.
Fa caldo, nel primo agosto valdostano.
I tanti scalini di pietra che si arrampicano erti all’interno della Valle del Lys non lasciano tregua al Dryton® delle magliette, su cui si allarga la chiazza più scura.
Guadagnato il crinale, l’afa del fondovalle si è tramutata in una spessa nebbia, che li costringe, il mattino seguente, a trovare una alternativa più sicura della via di cresta attrezzata.
Risparmiano tempo, certo, ma sono costretti a rinunciare ai paesaggi sulle vette tutte intorno, affogate nel latte.

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Rifugio Coda.

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Fuori Tor, l’Alta Via dimenticata – Tor de Geants: la cronaca.

Non sarebbero mai voluti partire, la mattina dopo, già in preda alla nostalgia di quella piccola porzione di Vallèe selvaggia e quasi dimenticata dai turisti.
Da Champorcher il Tor si stacca dall’originale percorso dell’Alta Via 2, per recuperare chilometri attraverso il fondovalle, ed arrivare a Donnas in un soffio.
A loro due, che con le Alte Vie vorrebbero andare fino in fondo, serviranno due giorni per coprire una distanza irrisoria, in un continuo su e giù di valli.
Appena il tracciato di bandierine gialle lascia il sentiero, la differenza nella manutenzione dei percorsi è palese.
Se ne lamentano gli abitanti del luogo e se ne lamentano Lui e Lei, costretti a seguire segnavia ormai completamente scoloriti.
Sbagliando strada, venendo attaccati da un branco di mucche che si sono viste usurpare il pascolo, scalando la densa pietraia che costituisce la cima del Colle della Fricolla (2540 metri s.l.m.) letteralmente a intuito e tentoni.
Ma tra quelle pietre bianche puntellate da licheni la pace è assoluta, e ripaga per ogni fatica spesa per raggiungerla.
Anche se l’ascensione non è stata nemmeno un assaggio rispetto al pagamento in dolore che richiederà la peggiore discesa dell’intera Vallèe, quella saltellante e infima fino al prezioso borgo di Crest di Sopra, quasi totalmente abbandonato, dove vengono accolti dalle note di una canzone della, un tempo, più famosa boyband di casa: i Lunapop.
Per quella sera sono, assieme ad altri due viandanti, i padroni quasi assoluti del borgo.
In cui lasceranno un altro pezzettino di cuore alla ripartenza.

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Crest di Sopra.

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