La Via di Fuga

Soltanto camminando ci si può salvare

La città di Felik – Meno otto al Tor de Geants

Un tempo, tra le morene terminali dell’attuale Ghiacciaio del Lys e l’alpe Sikken, esisteva una città florida e ricca. La posizione favorevole permetteva infatti ai suoi abitanti di mantenere proficui scambi commerciali con la Val d’Ayas, quella di Gressoney e il Canton Vallese.
Il suo nome era Felik.

Con l’accrescersi della ricchezza i modesti montanari che l’avevano sempre abitata iniziarono a peccare di orgoglio: i pasti frugali si trasformarono in pranzi dalle cento portate, le modeste baite di montagna si tramutarono via via in palazzi ricchi di decorazioni e stucchi, ed il vestiario si fece più ricercato e sfarzoso.
Avevano anche dimenticato le proprie origini e i precetti di mutuo aiuto che da sempre erano valsi tra le popolazioni alpine. Continue reading

Punta Sofia.

Bologna in preda al Pride, l’aria al Piazzale Medaglie d’Oro è afosa.
La maglietta rossa di ordinanza, simbolo di perpetuata umanità. Sono in tre, forse un po’ ridicoli a vedersi, pronti per salire in montagna.
Imboccano la SS Porrettana e scivolano lungo le morbide curve, superando uno dopo l’altro la città natale di Guglielmo Marconi, l’Antica Misa, la foce del Silla, Lizzano in Belvedere, dove poco prima dell’ingresso in paese la Panda stacca sulla sinistra e la strada si inerpica, all’ombra vegetale.
Superato l’abitato di Pianaccio, la sinusoide carrabile conduce al Rifugio Segavecchia, con i suoi muri in pietra e la veranda in legno. Continue reading

Il monte inesistente – Meno Trenta al Tor de Geants

Per secoli il Monte Bianco, la più poderosa delle cime alpine, non è esistito sulle mappe, come inghiottito da un enorme buco nero.
Le vette vicine vengono battezzate fin dall’epoca romana, ma nel corso dei secoli, mentre a Courmayeur si estraggono argento e oro dalle miniere e i vescovi esorcisti fanno la spola tra Ginevra e Chamonix per fermare l’avanzata luciferina dei ghiacciai, del Bianco non c’è traccia.
Non possiede nemmeno un nome, perciò non esiste. Continue reading

Gargantua e la Grande Becca – Tor de Geants

Narrano le storie scritte da François Rabelais, che Gargantua fosse un gigante buono, dalla fame insaziabile, approdato in Valle d’Aosta dalla Savoia, e lì stabilitosi.

Arrivò nella valle al tempo della grande prosperità, quando nei ruscelli scorreva il latte per nutrire gli agnelli, i pastori potevano fermarsi in altura fino a Natale e il male era un castigo sconosciuto.
Era un gigante burlone, e si divertiva a forare montagne, ad appianare nuove valli puntellandole poi di dolci colline, facendo ridere a crepapelle gli abitanti della zona. Continue reading

Estate di San Martino

Il destino a volte è beffardo, si gira di scatto e ti osserva con un ghigno ambiguo sul volto, e sai che sta per prendersi gioco di te.

La ragazza ha passato una vita intera a scappare, ad allontanarsi da un passato in cui la realtà le tarpava le ali, densa come pece.
E’ fuggita lontano, lasciandosi alle spalle anni di reclusione in obblighi di monotonia. Sacrificando amicizie, tra le grida strozzate nel tentativo di scollarsi di dosso quel bollino dovuto alla provenienza, che la rendeva sempre qualcosa in meno, che la rendeva sempre qualcos’altro in più.
Un marchio a fuoco, impossibile da cancellare per quanti chilometri interponesse tra sé e il paese. Tra sé e quella montagna che si crede città, dove ha formato il suo intelletto e la sua persona in una fuga continua dentro libri e vite altrui, fingendo di essere altrove, agognando che, in verità, quel luogo nemmeno esistesse.

Mesi e anni passati a svicolare il ritorno, se non per poche ore, per un saluto veloce, senza un solo barlume di maliconia, senza mai un pentimento.
Se ne era andata. Era libera. Poteva finalmente esprimere il proprio essere, senza doverlo limitare a quello spazio stretto e angusto. Continue reading

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