Consigli non richiesti di trekking urbano (in zona arancione) – la rivincita dei passisti.

C’è chi, nell’ambito della passeggiata giornaliera in mezzo alla natura, in quello dei grandi cammini o del trekking urbano, preferisce solcare i selciati pianeggianti rispetto a conquistare le vette.
Questo può essere legato a varie motivazioni: affatica di meno, e per questo permette di godere maggiormente del paesaggio; è uno sforzo muscolare diverso rispetto a quello della salita, per il quale alcune persone sono maggiormente portate; risulta più sicuro, in determinati casi, rispetto all’alta montagna; permette di attraversare luoghi e paesaggi diversi, che possono piacere maggiormente.
E, queste, sono solo le prime motivazioni che possono venire in mente.

Infine, c’è chi li preferisce perché, in fondo, ha il cuore del “passista”, termine generalmente utilizzato per descrivere il ciclista dotato di una particolare attitudine alle gare su lunghi percorsi pianeggianti, che richiedono un’andatura sostenuta da pedalata ritmica e veloce.
Come lei. Che ama la montagna, ma rende al meglio in pianura.

In una città come Bologna restare in pianura, per quanto i suoi abitanti sappiano bene che nello spostarsi da un lato all’altro del centro storico vi è sempre un certo piccolo dislivello, che si fa sentire in particolare in sella ad una bicicletta, rende meglio la dimensione urbana, appunto.
Fatta di palazzi, torri e portici. Ma anche dei tanti opifici che caratterizzavano la città fino al secolo scorso, di vie d’acqua ormai dimenticate e di parchi pubblici isolati.

Ecco quindi qualche altro itinerario che permette di scoprire e godersi la città rossa, senza elevarsi (o quasi) alle vette.
Perché, in fondo, è bello anche essere passisti, a volte.
Senza per questo, però, perdersi piccole perle.


– AVVERTENZE –
Tutti gli itinerari partono e tornano in Piazza Maggiore.
Il chilometraggio indicato si riferisce all’intero anello, seppur in alcuni casi siano indicati i chilometraggi parziali.
Tutti gli itinerari non presentano praticamente dislivello, se non una decina di metri dovuti alla pendenza che caratterizza la città.
Il sabato e, soprattutto, la domenica, negli itinerari più vicini al centro cittadino, c’è il rischio di trovare metà della popolazione comunale.


1. Spingersi al limite del confine comunale.

Itinerario consigliato di prima mattina o al tramonto, per le esplosioni di colori che sa regalare negli orari crepuscolari.

Da Piazza Maggiore si imbocca via Ugo Bassi e poi Via del Pratello, con il suo ciottolato e le sue osterie addormentate fino al calare della sera.
All’incrocio con Via San Rocco si procede fino all’Opificio della Grada, una antica conceria di pelli. Qui sopravvive ancora un segmento di mura scampato alle demolizioni del 1902, da cui il tratto scoperto del Canale di Reno entrava in città.
Si imbocca Via Sabotino e poi si mantiene la sinistra su Via Valdossola, dove inizia la pista ciclo-pedonale, che continua a seguire il corso d’acqua in senso opposto. In breve si giunge all’accesso posteriore del Cimitero Monumentale della Certosa, che può essere circumnavigato mantenendo la destra (Via della Certosa), oppure attraversato per uscire dal lato opposto, in cui è localizzato il cimitero ebraico. Decisamente, per la sacralità del luogo, i viali alberati e le statue e le decorazioni, attraversare il Cimitero della Certosa è sempre molto suggestivo.
Guadagnata la parte frontale (Via della Certosa parallela a Viale Ghandi), si tiene la sinistra per entrare nel Parco Nicholas Green, in memoria del bambino statunitense di sette anni ucciso in un incidente stradale nel nostra Paese che con la donazione dei suoi organi ha potuto salvare altre sette vite. Il parco generalmente è frequentato dagli abitanti del quartiere Porto, che organizzano ginnastiche ed allenamenti collettivi e si ritrovano a chiacchierare sulle panchine. Permette di uscire su Villa Serena, dove la ciclabile continuerebbe fino a Casalecchio di Reno, sempre seguendo il canale.
La via ciclo-pedonale, piegando a sinistra, rientra verso il centro costeggiando Via Andrea Costa e lo Stadio Renato dall’Ara, per poi immettersi in Via Sabotino, e riconquistare il centro cittadino.

lunghezza anello: 9 km.
tempo: 2 ore.

VARIANTE: quando si può spostarsi liberamente attraverso i comuni, è molto bello allungare l’itinerario completando la pista ciclo-pedonale fino a Casalecchio di Reno, costeggiando il fiume in direzione contraria alla corrente, fino al Parco della Chiusa. Calandosi in un’epoca in cui i canali navigabili di accesso alla città erano utilizzati come vie di comunicazione, ma, soprattutto di commercio. Dal Canale del Reno, infatti arrivavano i grandi tronchi dall’Appennino, per scaldare la città ed alimentare gli opifici e le manifatture. E con loro tantissime altre merci, anche dalla vicina Toscana, e dai suoi porti.

lunghezza anello: 15 km.
tempo: 3 ore e 15 minuti.


2. Bologna come Venezia, lungo il Navile.

Da Piazza Maggiore si imbocca Via Ugo Bassi, che si lascia sulla sinistra per prendere Via Nazario Sauro, attraversare il Mercato delle Erbe, caleidoscopio di incontri sociali, e giungere a Via delle Lame.
Giunti alla omonima Porta, che ricorda con le due figure in bronzo ottenute dalla fusione della statua di Mussolini a cavallo che adornava lo Stadio dall’Ara, la battaglia di Porta Lame, combattuta il 7 novembre 1944 tra i partigiani della 7° GAP e le forze nazi-fasciste, che vide queste ultime sconfitte.
Raggiunta la nuova rotonda, si scende sulla destra a raggiungere il Canale Navile, che seguiremo per quasi la totalità della sua interezza.
In poco tempo si arriva al Parco di Villa Angeletti, altro splendido polmone verde dietro la Stazione Centrale, che delimita il quartiere Bolognina, e che spesso si riempi di eventi e bambini in festa.
Seguendo il corso nel Navile per circa 4 chilometri, si giunge al limitare del territorio comunale, quando la Bolognina sta per trasformarsi in Corticella.
Da qui, seguendo il canale in senso opposto, si può rientrare per la medesima strada appena percorsa, per un totale di circa 13 km e una durata di 2 ore e 40 minuti.

Altrimenti si può decidere di perdersi tra i sentieri curati del Parco dei Giardini, fino ad imboccare Via di Corticella, e seguirla fino a raggiungere il Parco Caserme Rosse, che fu campo di raccolta e smistamento per gli oppositori alla Repubblica Sociale Italiana dall’8 settembre 1943 al 12 ottobre 1944, oggi grande prato che ospita eventi musicali e conserva ancora una vecchia caserma, giustamente adibita a bocciofila.
Da qui, seguendo Via di Corticella, si attraversa la Bolognina, fino a Ponte Matteotti e poi a Via dell’Indipendenza, per ritornare al punto di partenza.

Splendido sarebbe, invece che rientrare in linea retta, prima di giungere al ponte che supera la ferrovia, perdersi un po’ tra le vie cuore del quartiere, brulicanti di vita, negozi etnici e mercati.

lunghezza a/r: 13 km
tempo: 2 ore e 40 minuti.

VARIANTE.
lunghezza anello: 12.5 km.
tempo:
2 ore e 40 minuti.


3. I parchi delle periferie.

Da Piazza Maggiore si imbocca Via Rizzoli fino a trovarsi sotto le Due Torri, la Garisenda e l’Asinelli, in Piazza di Porta Ravegnana.
Qui, si imbocca sulla sinistra Via Zamboni, cuore della vita universitaria che caratterizza Bologna, la cui storia è ormai millenaria, fino a giungere a Porta San Donato, in cui si attraversa la strada e si prosegue su Via San Donato, superando il ponte ed addentrandosi nel cuore dell’omonimo quartiere.
Si segue la strada fino a giungere a un piccolo parchetto, spesso pieno dei giocosi bambini del quartiere, in cui si prende sulla sinistra Via della Villa, che, con qualche zig-zag, permette di arrivare al Parco di San Donnino, nato da una decina d’anni per ricolorare di verde il quartiere in riqualificazione.
Attraversandolo nella sua interezza si torna su Via San Donato, davanti alla storica sede del Covo Club, sotto il quale c’è un centro anziani in cui si può gustare il miglior Caffè Borghetti della città.
Continuando, si supera il ponte sopra la Tangenziale, e al Savoia Country Hotel si piega a destra lungo Via del Pilastro, arrivando all’omonimo arboreto, da cui un sentiero conduce prima al Parco Mauro Mitilini-Andrea Moneta-Otello Stefanini e poi al Parco Pier Paolo Pasolini.
Da qui si può tornare su Via San Donato e rientrare praticamente in linea retta. Oppure, nella parte finale, prima di superare la ferrovia, imboccare Via Libia e perdersi nelle viuzze caratterizzate dalle villette di inizi ‘900 del quartiere Cirenaica.

lunghezza a/r: 14 km circa.
tempo: 3 ore.

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4. Villa Spada e i Trecento Scalini.

Itinerario non propriamente pianeggiante. Ma di salita ce ne è proprio pochina.
E la vista, da lì, è splendida.

Da Piazza Maggiore si imbocca Via D’Azeglio, al termine della quale un breve zig-zag conduce in Via Saragozza, che si segue all’ombra del portico di San Luca fino a incrociare, sulla sinistra, via di Casaglia.
Entrando nel parco di Villa Spada superando il cancello di ferro, tenendo la sinistra si raggiunge la Biblioteca Oriano Tassinari Clò e la serie di graffiti e monumenti volti alla celebrazione delle partigiane bolognesi. Il teatro, d’estate, viene utilizzato per spettacoli sotto il cielo stellato.
Superata la biblioteca, si seguono i morbidi pendii, salendo una serie di scalini nell’erba e si riguadagna la carreggiata di Via di Casaglia. Dopo poche decine di metri, si raggiungono gli scalini di legno (qualcosa meno di trecento in realtà), che portano a un grande prato, da cui si gode una splendida vista su San Luca e sulla città.

lunghezza a/r: 9 km circa.
tempo: 2 ore e 10 minuti.


Soltanto camminando ci si può salvare.

E’ un motto, un sottotitolo. Ma prima di tutto una certezza.
Qualsiasi cosa succeda attorno, qualsiasi siano le condizioni al contorno,

muovendo le gambe la mente si svuota, il dialogo interiore riaffiora,
e tutto si sistema.

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