Il trekking urbano va in trasferta: Milano.
La cerchia dei Navigli

Tante sono le città italiane che si prestano ad essere esplorate a piedi. Praticamente tutte.
Generalmente, per via dello sviluppo urbanistico di molte di esse in epoca romana, prima, e medioevale, poi, i centri storici non hanno dimensioni eccessive, e presentano, al contempo, alte concentrazioni di meraviglie architettoniche, e non solo.
Tante sono quindi quelle che ha esplorato nel tempo, dai primi treni adolescenziali per raggiungere gli amici villeggianti, alle brevi o lunghe gite solitarie da adulta. Sempre a piedi, limitando al massimo i mezzi pubblici, per ricercare sui sanpietrini e sui muri, il respiro della città.

Tra queste, c’è Milano.
Che conosce da poco, ma che fin dal primo momento le ha mostrato un viso diverso da quello che immaginava, la mente imbardata di stereotipie. Attraverso l’esplorazione urbana ne ha scoperto dettagli che mai avrebbe immaginato esistere, una storia remota e radicata, dove antico e moderno si mescolano e si fondono, nel creare la singolare città dell’oggi.

Qui e nei prossimi post alcuni degli itinerari scelti, tra i tanti possibili.
Snocciolati, uno alla volta. Come caramelle.


La cerchia dei Navigli – itinerario tra l’alto Medioevo e l’epoca manzoniana.

La Cerchia dei Navigli era il fossato difensivo allagabile che correva attorno le mura medievali della città di Milano, realizzato in questa sua funzione a partire dal 1156.
Due secoli più tardi, fu più volte rimaneggiato ed ampliato secondo il volere dei Visconti e degli Sforza, fino a trasformarsi in una vera e propria circonvallazione navigabile (a parte il tratto davanti al Castello Sforzesco) del centro storico, usata soprattutto per il trasporto di merci.
Con il tempo e la dismissione delle vie d’acqua per scopi commerciali, fu trasformato in un collettore fognario a cielo aperto, sul modello parigino, e definitivamente chiuso ed interrato nel 1929, con l’approvazione del nuovo piano urbanistico cittadino.
Oggi, è in essere un discussissimo progetto per riaprirne una parte.

L’itinerario inizia e termina a Piazzale Loreto, tristemente nota per due avvenimenti accorsi durante il secondo conflitto mondiale: il 10 agosto 1944 quindici partigiani vennero fucilati come rappresaglia da una legione della RSI, e i loro cadaveri esposti al pubblico accatastati al suolo del piazzale; il 29 aprile 1945 il corpo di Benito Mussolini e di Claretta Petacci, assieme ad altri diciotto gerarchi della RSI, vennero esposti appesi a testa in giù nello stesso luogo, alla mercé della folla.

Ma la storia che l’itinerario racconta, va molto più indietro nel tempo, e si colloca tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e il 1630, quando Renzo e Lucia riescono a ritrovarsi.


Da Piazzale Loreto si imbocca il trafficato Corso Buenos Aires, che presto sulla destra incrocia Via San Gregorio, dove, in poche decine di metri si potrà scorgere l’antico fossato del Lazzaretto, costruito alla fine del ‘400 appena fuori da quelle che erano le mura medioevali della città, come ricovero e isolamento per i malati durante le epidemie che colpirono più volte la città. Del quadrato di 370 metri per lato, oggi, ne restano appena una trentina, corrispondenti a cinque celle con i relativi comignoli. Addentrandosi all’interno del perimetro da un cancellino, si scopre una piccola cappella ortodossa in legno, ostentatamente colorata, all’interno della quale riecheggia un canto sacro senza musica.

Tornando su Corso Buenos Aires, al civico 1, il grande portone aperto di Palazzo Luraschi permette di addentrarsi in una corte caratteristica: sugli archi delle colonne vi sono dodici busti raffiguranti i personaggi de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Alla fine del 1800, quando è stata smantellata una parte dell’antico Lazzaretto incontrato poco fa, è stato scelto di rappresentare nel palazzo costruito su una parte del suo perimetro i personaggi della storia, perchè il romanzo racconta che Lucia, per sfuggire alla peste, si rifugiò proprio in questo luogo. Inoltre, il cortile del palazzo ospita anche quattro colonne “riciclate” dalla struttura originale del Lazzaretto stesso, a perpetua memoria.

In breve, si giunge a Porta Venezia, alla cui destra si apre Piazza Oberdan, con le sue due colonne gemelle senza nulla da sorreggere. Una delle due, infatti, è in realtà un camino mimetizzato, appartenente a quello che era l’Albergo Diurno Venezia, il cui portone di accesso è ancora visibile appena sotto il livello del suolo, imboccando le scale di accesso alla adiacente fermata della metropolitana, che ancora conserva il fascino degli anni ’20, intatto negli arredi, nei rivestimenti e nelle decorazioni che presentava ai viaggiatori ed ai cittadini di passaggio.

Proseguendo, all’altezza di Porta Venezia, ci si ricongiunge sulla linea di quella che in città è conosciuta come Circonvallazione Interna. Il secondo itinerario ricalcherà questa parte della storia.
Superando i Giardini Indro Montanelli, costeggiandoli o attraversandoli, sulla destra incontriamo Via Senato, da cui inizia il vero e proprio periplo lungo le antiche mura medioevali della città. Le seguiremo, idealmente, perché ne restano appena pochi metri, in senso antiorario, come la direzione che governa tutto ciò che riguarda la Terra e i suoi moti.

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Giardino Indro Montanelli, inverno-innevato, inverno 2020.

Al numero 10 di Via Senato si trova l’Archivio di Stato, ospitato all’interno di quello che fu il palazzo del Senato durante l’occupazione napoleonica, e che da allora non ha smesso il nome. Alla sinistra dell’ingresso si può vedere una singolare buchetta delle lettere, mimetizzata all’interno della facciata e ricoperta di polvere. Anch’essa risale all’epoca della dominazione francese, ed è stata la prima buca delle lettere della città. Che bello sarebbe affidargli una piccola missiva e scoprire se, un giorno, qualcuno la ritirerà e potrà giungere al destinatario!

Continuando in senso antiorario si prosegue su Via Fatebenefratelli, con una piccola digressione si giunge alla Chiesa di San Marco, famosa per riportare tra le sue decorazioni alcune croci uncinate ed un esagramma all’interno del rosone centrale, assai singolare per le chiese cattoliche. A pensarci oggi, sapendo quella che è stata la storia incrociata di questi due simboli, stimola ben più di un brivido.
Tornando su Via Mercato e proseguendo il periplo, all’altezza dell’anfiteatro che incornicia il Castello Sforzesco, è doverosa una seconda piccola digressione, questa volta verso il centro, per raggiungere la Chiesa del Carmine, in cui è collocata una statua particolare, che raffigura Sant’Espedito, il cui nome è una garanzia: infatti, è il santo delle grazie lampo, realizzate in sole ventiquattro ore. Coloratissimo e nell’atto di schiacciare con il piede una cornacchia recante la parola cras (domani) mentre impugna con la mano destra una croce con scritto hodie (oggi), promette grazia fulminea, e probabilmente la mantiene dato il quantitativo di ex-voto che lo incornicia. L’ante litteram del non rimandare a domani quello che può essere fatto oggi.

Tornando sulla cerchia dei Navigli, si segue prima Foro Bonaparte, lasciandosi il rosso castello sulla destra, superando la stazione Cadorna, riconoscibile dall’enorme rappresentazione di ago e filo colorato, ed imboccando Via Giosuè Carducci, da seguire pedissequamente fino a che non si trova, sulla destra, la chiesa romanica dedicata al patrono di Milano: Sant’Ambrogio. Nonostante abbia orari molto restrittivi per le visite, merita sicuramente una pausa.
Dietro la chiesa è collocata la sede dell’Università Cattolica di Milano, e un bianco sacrario ai Caduti della Grande Guerra, che sa affascinare.

Tornando lungo l’antico perimetro medioevale, su Viale Edmondo De Amicis, si arriva alla Basilica di San Lorenzo Maggiore, che racchiude nella struttura i diversi stili caratteristici delle epoche in cui è stata rimaneggiata ed ampliata, mostrando, soprattutto nella parte posteriore, un profilo estremamente intrigante e narrativo. Il parco alle spalle dell’abside è il luogo perfetto in cui scambiarsi il primo bacio, nelle giornate tiepide tra inverno e primavera.

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La più antica buchetta delle lettere di Milano.
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Chiostro di Sant’Ambrogio, inverno 2020.
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Sacrario ai Caduti della Grande Guerra, inverno 2020.

L’itinerario continua a seguire il perimetro, lungo Via Molino delle Armi (che deve il proprio nome alla presenza qui di un molino ad acqua utilizzato per arrotare le armi da taglio), Via Santa Sofia e Via Sforza, lambendo la facciata posteriore dell’Università Statale, fino ad incrociare sulla sinistra Via Laghetto, che in breve conduce alla chiesa di San Bernardino alle Ossa, che ospita un singolare ossario le cui pareti sono ricoperte da teschi ed ossa a formare vere e proprie decorazioni.

Da qui, si lascia la Cerchia dei Navigli per addentrarsi nel cuore del centro storico, guidati dalle guglie bianche del Duomo che si stagliano in cielo. Raggiunto posteriormente all’abside, se ne segue il perimetro sulla sinistra, di fronte al Palazzo Reale, fino al terzo contrafforte partendo dalla facciata, nel quale è ben visibile anche da terra all’interno di una nicchia una statua che raffigura un giovane Napoleone Bonaparte, la caviglia destra cinta da un anello che ricorda la sua doppia prigionia su suolo italiano. Inoltre, alzando lo sguardo al cielo, sulla quinta guglia partendo dalla facciata sopra la navata centrale è collocata dal 1811 una seconda statua, intitolata a niente popò di meno che San Napoleone. Tutta questa gratitudine all’imperatore francese deriva dall’ordine perentorio che lo stesso impartì il 20 maggio 1805 per concretizzare finalmente la conclusione della facciata del Duomo, dopo un secolo di indecisione, in cui poco tempo dopo sarebbe stato incoronato Re d’Italia.

Attraversando Piazza del Duomo si giunge alla Loggia dei Mercanti, dove cercare lungo il colonnato esterno una formella in altorilievo raffigurante l’immagine di una scrofa semi-lanuta, possibile spiegazione al nome antico attribuito alla città: Mediolanum.
Addentrandosi al coperto dei pochi metri di portico della città, asserviti ad ospitare negozi alla moda, lungo Corso Vittorio Emanuele II, si incontra nella colonna che oggi divide la coppia di vetrine di Zara (al numero 13) una particolare statua dal passato itinerante tra le strade cittadine. E’ il Scior Carera, che ha trovato la sua definitiva collocazione qui nel XIX secolo, e questo le ha fornito inconsapevolmente un ruolo decisamente rilevante poco prima delle Cinque Giornate di Milano del 1848. Infatti, durante lo sciopero del fumo indetto contro i dominatori austriaci, su questa statua fu affisso il manifesto inneggiante allo stesso, che provocò la nascita di una “scaramuccia” da sei morti e cinquantatre feriti tra patrioti indipendentisti e soldati del Regno, che fu il prologo proprio delle Cinque Giornate, ancora ricordate dalla sbeccatura prodotta dai cannoni austriaci volutamente mantenuta all’angolo della poco distante Via della Spiga.

Proseguendo su Corso Vittorio Emanuele II si arriva a Piazza San Babila. Nella galleria di Largo Corsia dei Servi si può osservare una singolare Walk of Fame in versione meneghina: nata nel 1992 grazie alla Notte dei Telegatti, il concorso organizzato dal settimanale TV Sorrisi e Canzoni, che proprio qui sopra aveva la sede, ospita le firme e le impronte delle mani dei massimi esponenti della televisione degli anni ’80 e ’90, tra le quali non potevano certo mancare quelle di Sandra Mondaini, Raimondo Vianello e Pippo Baudo, per anni, e forse ancora oggi, indiscusse icone della televisione italiana.

Infine, attraverso Corso Monteforte, si arriva in Via San Damiano, dove, sulla sinistra, è conservata l’unica parte superstite delle mura medioevali che avvolgevano la città lungo l’itinerario appena percorso. Il periplo lungo la Cerchia dei Navigli si può considerare concluso.
Da qui, imboccando Corso Venezia e poi Corso Buenos Aires, in 2,5 km si raggiunge nuovamente Piazzale Loreto, per concludere l’anello lì iniziato.

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Basilica di San Lorenzo Maggiore, inverno 2020.

Anello completo
lunghezza: 13 km
durata: 2 ore e 45 minuti (al netto delle pause a bocca aperta)

Al completamento del periplo
lunghezza: 10, 5 km
durata: 2 ore e 10 minuti


A chi si lascia stupire.
Ed a chi sa guidare attraverso lo stupore.

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