Una domenica di polvere.

Mesi di sentieri irraggiungibili, montagne lontanissime e gambe che scalpitano.
Poi appare, quasi per caso, un cammino che parte dal centro della città.
Senda Real GR 124, da Principe Pio fino a Manzanares Real, passando per Tres Cantos.
47 chilometri, in due tappe.

Altrettanto per caso, appare anche un nuovo compagno di viaggio.
Due ragazzi italiani, una cartina e un aperitivo.
La scelta di mettersi a camminare arriva prima ancora di stringersi la mano.
Decidono di perdersi, letteralmente, assieme.

Lei lo aspetta seduta su un muretto. Un signore la saluta e conviene che quella domenica soleggiata ma fresca sia perfetta per andare a camminare.

Al caldo delle felpe, iniziano a percorrere un sentiero ben segnalato.
Complice la distrazione e l’infinita fiducia nello star compiendo la scelta giusta, si incamminano lungo una variante che fa accumulare sulle gambe cinque chilometri in più. A inizio giornata.
Recuperata la direzione corretta, ben presto le indicazioni a righe rosse e bianche spariscono.
La ruta diventa una polverosa distesa di nulla, composta di passerelle tentatrici e ciclisti che si prendono sempre la precedenza.

Si allontanano dalla città un passo dopo l’altro, tentennando certamente un po’, ma non riescono a scrollarsela dalle spalle.
Si girano indietro e la trovano lì, dispiegata ai loro piedi. I suoi quattro grattacieli a fare il solletico alle nuvole.

Smarriscono la realtà.
Non saprebbero dire se si trovano ancora in Spagna o se, magicamente, stanno attraversando sentieri abbandonati della Sardegna. Una pineta della costa croata.
Altissimi pini marittimi si intervallano a bassi cespugli brulli e secchi. L’ombra sfugge nel mezzogiorno spagnolo.
Incontrano due viandanti lungo i pochi chilometri comuni tra la Senda Real e il Cammino di Santiago.
Salutano e decidono di fidarsi della loro cartina. Preferiscono la terra battuta alle pietre bianche.

Uno stretto passaggio rasente un muro di cinta, che fa la guardia ad altri sentieri.
Una foresta di alberi curvi ed assetati.
Le dune e l’erba alta, bruciata, accanto alla ferrovia.
E cancelli, inesorabilmente chiusi.

20150614_135328
image-218

Con dieci chilometri di troppo e due ore di ritardo, superano il confine.
Da lì, bastano quindici minuti di treno per essere nuovamente nella città da cui scappavano.
Ed alla birretta di fine tappa.

Lascia un commento