La Huida.

Semana Santa.
Cammina distrattamente per Malasaña. In una Madrid quasi deserta.
E’ troppo presto per l’aperitivo, ma in fondo lei é italiana, il primo bicchiere puó arrivare con qualche ora di anticipo.
Senza spiegarsene il motivo si sente catalizzata da un locale che affaccia sulla strada. I vetri disegnati con colori pastello.
Dentro, tanti piccoli quadri alle pareti. Accoglienti.
Una macchina da cucire. Sedie spaiate.
Sceglie il tavolo davanti alla vetrata. Aperta.
Vino bianco e semi di mais tostati mescolati a caramelle. Contrasto di salato e dolce.
I ragazzi intorno vociano di nulla, si scambiano piccoli regali.

Un mese dopo.
Durante i giorni, il pensiero spesso é scivolato sui colori di quel locale. Sui fiori conservati in piccole damigiane verdi.
Un’attrazione impossibile da negare.
Mojito al tabasco, per ricongiungersi.

Il rito di fine tappa, il primo dopo tempo.
Sceglie di andare lí, a perdere la strada appena ritrovata tra gli azzurri ed i rossi intensi con cui sono dipinte le porte.
Il vino si rovescia sul tavolo, i ghirigori scritti sul muro si convertono istantaneamente in parole.

E, finalmente, capisce il motivo di quella calamita che la trascina, apprende cosa si cela dentro il richiamo di quel posto: La Huida, in spagnolo, significa La Fuga.
L’inconscio, una volta ancora, la ha portata nella giusta direzione.

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