Siete Picos.

Un treno piccolo, a due vagoni.
Testardo, si arrampica attraverso una ferrovia costruita in salita, erta e dissestata. Da un lato la foresta e dall’altro una piccola strada. La bellezza indescrivibile.
Permette di raggiungere Puerto de Navacerrada ed i suoi 1740 metri di altitudine. Risparmiando un discreto dislivello alle gambe degli uomini.

Una stazione sciistica invasa dal verde. Gli sciatori sostituiti da trail runners.
I due ragazzi sono stati abbandonati alla partenza. Si ritrovano senza organizzazione.
Il Camino Schmid li attrae. Si snoda nel bosco di conifere. Si immerge nel loro profumo rassicurante.
Cosa importa se seguiranno la ruta prefissata al contrario.

A Cerro Ventoso il sentiero si apre in una distesa di erba brillante.
Gli alberi coprono la cima della montagna. La mimetizzano e la preservano da chi non sa di doverla cercare lì.
Chiedono informazioni su come procedere. Due signori regalano indicazioni ed una cartina.
Prima di salutarsi, li accolgono in Spagna, augurando che possa piacere ai due ragazzi del Lussemburgo.
Il biondo che inganna.

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Un sentiero di sassi.
Arrampicarsi con l’aiuto delle mani sulle rocce arrotondate e morbide, sulle tracce di esploratori che hanno lasciato pietre equilibriste a sorvegliare il cammino.

Il secondo dei sette picchi li vede scalatori.
La Sierra de Guadarrama si dispiega ai loro piedi, posati a 2138 metri.
Il silenzio della montagna li riempie. Permea con la sua pace tra le crepe, saldandole. Ricucendole.
Laggiù, lontana, Madrid ricorda che sono a pochi chilometri dalla civiltà, per quanto possa apparire ora lontanissima.
I grattacieli li sbeffeggiano: dovrete tornare, sussurrano.

sul picco
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Discesa.
Infinita, lungo la frana, sulle orme di un torrente che, pochi mesi prima, ha consumato e scavato la terra.
I quadricipidi dolgono, le caviglie invocano il loro rispetto. Aumentare la velocità, per accorciare la sofferenza.
Appena fuori dal bosco il cocente sole del primo giorno dell’estate spagnola li schiaccia nella polvere.
Conquistano Cercedillas dopo 20 km, un numero di pietre calpestate che rasenta l’infinito e cinque ore di cammino.

La felicità, in montagna, si manifesta azzurra e verde.

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