Fiori gialli.

La ragazza, il gigante, e la bambina.

Lei in abiti da trekking. Lui vestito per una corsa che non percorrerà.
Ognuno si allena a modo suo. Ognuno in sfida con il proprio viaggio.
La bambina ride da dentro lo zaino.

Una scalata al Monte Peñalara, 650 metri di dislivello in un’ora e mezza.
Ancora una volta il paesaggio muta molto in fretta. La tipicità incostante della montagna spagnola.
La pineta si apre su un grande prato. Un sentiero di fiori gialli. E mucche.
Tutto intorno, solamente il silenzio. Interrotto da qualche aereo lontano, nel blu. Dal cupo dondolio dei campanacci, dal canto di voce argentata della bambina rosa.
Trincee della Guerra Civile restano acquietate, mimetizzate nel verde. Come monito. Come ricordo di un errore che non deve essere compiuto mai più.

Enormi pietre colonizzate dal muschio li separano dalla cima.
Il senderismo in Spagna ha il sadico scopo di mettere alla prova le caviglie, straziandole.

2428 metri di altitudine.
Una corsa da animare, uno sport tanto differente da come si sarebbe mai potuto immaginare. Il battere entusiasta di piccole manine.

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Attorno a noi, l’intera Sierra de Guadarrama. Inginocchiata ai piedi della sua vetta regina.
La Bola del Mundo invita, una volta ancora, ad andarsi a presentare al suo cospetto.
Segovia, dall’alto. La prospettiva opposta a quella di qualche mese fa.

2400 metri
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Piccole tracce di neve nelle zone di maggiore ombra.
Della città resta solamente il lago che ne alimenta i rubinetti e il ricordo dei 38°C che li aspettano una volta scesi. Una volta trovato il coraggio di abbandonare il punto più alto, accettando di essere solo piccoli puntini al suo cospetto.

vetta conquistata
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Grazie ad Alvaro,
ed alla piccola Sofia.

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