Liver&Onion

Sabato mattina. I tetti rossi sfiorati dalle nuvole cariche di pioggia, un vento freddo si insinua tra i palazzi.
I due ragazzi fuggono sulla più vicina montagna, a Livergnano, mentre sulla città infuria la tempesta.
Vanno a trovare alcuni amici conosciuti l’estate precedente, ma questa volta senza arrivarci a piedi.

Tra le macerie di quel paese distrutto dai bombardamenti e dai fumogeni, gli Alleati quando vi arrivarono  trovarono un sentore culinario, e sempre lo chiamarono Fegato&Cipolla. A sottolineare la malinconia per la cucina delle madri, forse.

Umberto gli regala una nuova storia, facendogli conoscere l’eccezionale personaggio di Elio Danielli, dinamico e pieno di risorse. Vigile urbano e ladro gentiluomo in clandestinità. Tornato a casa dal confino con amicizie importanti.

Un pranzo improvvisato, in grotta.
Chiacchierando di birre artigianali, della distillazione dell’essenza del rosmarino, e di nuove tartufaie.
Tra antichi drudi ritirati in alte insenature della pietra, la seconda vita di mistici santuari, e la conferma di come camminare salvi.
La voglia di ritirarsi tra le case nella roccia, bussa nuovamente alla porta.

Tornano in pianura perdendosi tra i colli. Ricercando la natura da cui ultimamente sono trattenuti lontani.
Il bosco fitto e quasi incontaminato, li inghiotte. Cerca di riconquistare il suo spazio, rubatogli dalla mano dell’uomo che ha asfaltato le mulattiere e spianato le colline.
Bologna, giù in basso, affoga tra onde verdi di colline.

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A Umberto,
Patrizia
e Jacopo.

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