Operazione Monte Adone.

Piazza Maggiore.
Le prime luci del giorno, una volta ancora.
Foto di rito: l’Operazione Monte Adone ha inizio.

Prima tappa della Via degli Dei.
Seicentosessantasei archi espiatori.
Il riposo dei giusti ancora abbraccia la città, non c’è nessuno al santuario di San Luca. Solamente loro, e la sua immensità arancio.

Sulla destra, in discesa. Memori di una storia di proprietà e tribunali ascoltata pochi giorni prima, scendono a picco vero il fiume Reno, lungo una via crucis dal sapore di libertà.
Una giungla fluviale, carica di versi di uccelli gioiosi e ronzare di insetti al risveglio. A poche decine di metri le principali arterie di comunicazione cittadine. La natura ne nasconde il rumore.

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Badolo.
Sbucano accanto a un cimitero ottocentesco. Persone addormentate nelle foto in bianco e nero da più di mezzo secolo, le donne da un lato e gli uomini dall’altro.
Una spirale di terra friabile e lastroni di pietra. Un sentiero polveroso, delinea un crinale ampio, con una bassa e brulla vegetazione. Le colline verdissime attorno. Il Contrafforte Pliocenico.
Una mamma ed i suoi bambini lasciano penzolare le gambe dalla roccia, sotto di loro il nulla.
Gli ultimi chilometri ricalcano le orme di quel primo viaggio, della prima strada.
Lo stesso albero sotto il quale si erano riparati dalla pioggia, ora gli dona la sua ombra per schermare il caldo primaverile.

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Alba, alla Reieda.
I raggi di un sole rosa salgono da dietro le colline, e si diramano come inchiostro a ricoprire ogni cosa.
Un gallo canta, ed un asino lo zittisce con un raglio stizzito.
Lui le dorme accanto, incapace a lasciarsi conquistare dal fascino del primo mattino. Lei scrive nel taccuino ocra le impressioni di un viaggio ancora da compiere.

Un nuovo sentiero di sabbia, gli permette, questa volta, di arrampicarsi lungo le pendici di Monte Adone.
Accanto vi corrono le trincee, appena coperte dalla linea del crinale. Una ferita ancora fresca, la chiusura di un cerchio.
Due torri di guardia, lastre di pietra unite da semplice sabbia, arenaria secolare modellata dai venti. Immortale monito per gli invasori di quel triangolo di pace. Né l’acqua né le bombe le hanno potute scalfire.
Due ragazzi di Firenze percorrono la Via degli Dei verso casa. Nel loro primo viaggio assieme.

Cima.
Una croce bianca ed una nera, abbracciate, si elevano al cielo.
Un quaderno raccoglie i nomi dei viaggiatori, da anni. Tra le sue righe possono ricordare come il viaggiare sappia curare.

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Scendono dal monte, riprendono la strada di casa.
Sentiero 104, Ganzole-Pieve del Pino. Il fragore del tuono squarcia il cielo. Si guardano alle spalle: su Monte Adone è tempesta. Il mal tempo li ha trovati, una volta ancora. Ma camminano più veloci delle nuvole, il pianto del cielo li sfiorerà soltanto.

Sabbiuno, ultimo calanco.
La croce bianca, in fondo alla gola, nuovamente spezza il cuore. In cento piccoli pezzi.

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Cinquantacinque chilometri per un anniversario in data casuale.
La Cura.

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