Il Cammino dei Briganti

Tra Lazio e Abruzzo vi è un territorio di confine, ancora oggi selvaggio ad ancorato alla tradizione della transumanza, popolato di borghi medievali abbandonati.
Più di 150 anni fa ha visto scrivere la Storia d’Italia, quando era diviso tra lo Stato Pontificio e il Regno Borbonico, e dal Piemonte gli invasori Sabaudi tentavano di riunire tutta la penisola sotto un’unica bandiera. La gente del luogo non era disposta a lasciarsi assoggettare da nuovi padroni, in molti si diedero alla lotta clandestina. Nacquero così diversi gruppi di Briganti, spiriti liberi e ribelli, che diedero vita a leggende di rapimenti, riscatti e violenza.

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I due ragazzi hanno sfidato il cammino, lanciando il guanto dell’onore, e in tutta risposta trovano nebbia e diluvio fin dalle prime ore del giorno.
Il maltempo cela le sfaccettature del paesaggio, costringendo i viandanti a guardare i propri piedi, per non affondare nel fango tenace.
La fatica più che delle gambe è del corpo tutto, stremato nel cercare di liberarsi dal gelo serrante, la mente slabbrata dal continuo picchiettio delle gocce sulle cerate dei k-way, le pance affamate dopo sei ore di camminata continua.
A sera fatta, trovato riparo nell’incanto di Borgo di Cartore, sperano nell’asciugatura dei vestiti, moderni Don Chisciotte del trekking contro i loro personali mulini a vento. A pochi metri, pecore e cani guardiani, aspettano il giorno per salire in quota, guidati dal pastore dal verde mantello.

3. Cartore
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Ricotta e cioccolata a colazione.
Il massiccio enorme d Monte Velino è ancora celato dalle nubi, si nasconde alla vista, sbeffeggiandoli.
Un saliscendi di borghi quasi totalmente abbandonati, di pietre antiche e vicoli erti.
A fine tappa la segnaletica viene smarrita, si addentrano in un prato fradicio seguendo la direzione che gli detta l’istinto. Le ossa da strizzare.
Ad accoglierli un camino acceso, una doccia calda. Fabiana riconosce l’opera della penna di lei dal suono del suo nome.
Fiori di sambuco fritti per cena. Condivisa con altri camminatori e un’enologa californiana. Le storie si accavallano, basta una tavola apparecchiata per viaggiare attraverso i cinque continenti.

5. Santa Maria in Val Porclaneta
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Il sole li sorprende.
Hanno pagato il pegno necessario a placare gli spiriti del passato, ora tocca a loro fargli un regalo.
Un pascolo ricco di colori li guida verso epoche remote. I ruderi di un castello dominano il paesaggio. Il cigolio del calesse lungo i tratturi conduceva lassù il principe per sfuggire agli invasori.
La valle si apre ai loro piedi, la cima di Monte Velino finalmente si mostra, rivelandone tutta la massiccia imponenza, circondato da cime più basse, sudditi fedeli.
Un bacio di amore vero, immersi nel profumo dei fiori di campo appena sbocciati. Distratti. Un gregge li circonda, annunciato troppo tardi dallo scampanellare disordinato. I candidi manti si impossessano del sentiero, brucando placidamente la morbida erba novella, costringendo i due ragazzi ad improvvisare una via alternativa.
Ben presto, però, è nuovamente Santo Stefano, dove tutto ha avuto inizio appena un giorno e mezzo prima.
Lasciano alla Duchessa  la promessa di una futura esplorazione, per accarezzarne le pendici con le suole degli scarponi.

Ad Anna e Marco,
faro per i viandanti.
Grazie per l’allegria e la genziana ambrata e amara.

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