I Fiumi Sacri – Due di Due

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La nuova ripartenza li sorprende in discesa, contro tutte le tradizioni.
A Passo della Calla ritrovano il sentiero fatto pochi mesi prima, con gli Psicoatleti.
Attraversano le Foreste Casentinesi in diagonale, l’Alta Via dei Parchi come direttrice primaria.
Il tempo si guasta all’istante, un vento freddo a sferzare con foga gli alberi altissimi, la visibilità ridotta, mentre la fantasia aiuta a individuare tra le fronde la diga di Ridracoli nella valle più in basso.

G.
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La terza tappa è quella del riposo, a chilometri più limitati per garantire alle gambe il tempo per riprendersi dopo l’Eroica Impresa del giorno precedente.
Veloce scivola via, terminando in una fitta rete di ponti che permette di scavalcare i torrenti del bosco, e segnata da incontri casuali con animali curiosi e alcuni Buoni Cugini, ai piedi di un rifugio abbandonato.
Un segno del destino, senza dubbio. Che li porta a svariati giri di amari nel ristorante economico ma buono del paese. Ed un ritorno al rifugio nel buio più cupo, mentre un tasso li accompagna, defilato.

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L’alba manda i suoi raggi rosa a lambire la cima delle montagne.
Il sentiero si cela proprio dietro una segheria, attraversata con timore, pronti ad affrontare le ire di un guardiamo arrabbiato.
Ancora una volta il suono dei passi in salita. Cupo, come inglobato dalla terra su cui fanno forza e si aggrappano.
Alta Valle del Tevere: le foreste cambiano davanti ai loro occhi, gli alberi si abbassano e il loro diametro diventa maggiore, il sottobosco si arricchisce di arbusti, all’orizzonte si prospettano calanchi arrotondati. A Poggio Tre Vescovi sbucano dal bosco e la vista finalmente si apre, dietro di loro la strada percorsa, una lunghissima collana di creste.

La strada dietro di loro
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Montecoronaro è in festa, e i due ragazzi riposano all’ombra prima dell’ultimo sforzo. La strada medioevale li riporterà sopra i crinali.
Monte Fumaiolo è raggiunto velocemente, tra calanchi franosi e una sottile pioggerellina.
Scendono alle Vene del Tevere, contro corrente rispetto ai turisti spaventati per il principio di maltempo.
Ancora una volta si trovano soli in un luogo incantato.
L’acqua sgorga timida dalle rocce, contrariata per l’incanalamento artificiale che per lei hanno voluto, e scivola veloce verso valle, disegnando una sottile serpentina tra le rocce lucide.

Psicoatleti alle vene del tevere
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Poco meno di 100 chilometri percorsi, più di 5000 metri di dislivello positivo, quattro giorni.
Con questo viaggio hanno voluto ricomporre la verità storica, ricongiungendo Arno e Tevere con un sottile filo di passi, assecondando le credenze antiche di un popolo che ne faceva il proprio unico Fiume Sacro, riconciliando ciò che la mano dell’uomo ha voluto dividere per imperialistici ideali.

M&G vene del tevere
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A Marco e Cristina, splendidi ospiti.
All’Arno e al Tevere, ed alla Loro Storia.

A G., che conosce sempre la strada giusta.

Uno di Due….

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