Sentiero 914.

Primo Novembre. Pausa.

Un giro per i boschi urbani in cerca dei colori autunnali.
Seguono i segnali bianco-rossi. Sedotti dalla Strada che sottintendono.

Il Sentiero 914 si arrampica lungo i prati di Villa Spada. Contro corrente a chi già imbocca la via di casa.

Una panchina dimenticata, in un tappeto di foglie. Solitaria. Perfetta.

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I Trecento Scalini, troppo inflazionati nonostante siano avvolti da un cielo marmoreo. La triste promessa del parcheggio a pochi passi.
La scuola abbandonata. Alberi dei cui frutti non si cura più nessuno.
Il Santuario sulla collina di fronte, immerso nella foschia. Così vicino da poterlo afferrare solamente tendendo il braccio di fronte a sè.

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Spingersi oltre.
Un ponte tra le fronde gialle, un sentiero che prima non erano riusciti a trovare.  Contorto, aggrovigliato. Privato.
Al cospetto della materna protettrice arrivano per una via diversa. Col buio sceso velocemente.
Passando dal retro, con l’umiltà di chi non crede di avere il diritto di poter guardare con i propri occhi tanto splendore.

Scendono lungo il serpente del portico, caldo e come sempre rassicurante.
Tornano in città, che appare enormemente mutata rispetto qualche ora prima. Sbucando dall’Irrealità.

Mamma,
mi manchi.

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