Scrivere degli amici non è mai una cosa semplice…

Tre ragazzi.
Fabio, le lunghe gambe di gru.
Marco, l’entusiasmo disarmante.
Claudio, dall’incedere inesorabile e silenzioso.
Psicoatleti, e amici.

Pellegrini dell’Età Moderna, hanno viaggiato a piedi da Milano a Gerusalemme, in tre tappe. In tre estati, tra solitudini e condivisione.
I cappelli di paglia ben calcati sulla testa, e lo sguardo fiero.

(per l’occasione, il tutto passa alla prima persona singolare)

Ho scritto della loro avventura in merito alla mia collaborazione con ilMovimentoLento, impiegando quasi tre mesi per redigere un articolo di 3000 caratteri: questo.

Scrivere degli amici non è mai una cosa semplice.
Le parole sfuggono, il terrore di sbagliare nella scelta paralizza. La sintesi diventa la nemica numero uno.
Sembra sempre di non avere dato sufficiente peso agli eventi, di avere tralasciato qualcosa.
Il giudizio finale sull’elaborato di persone a cui si tiene è straziante. Spedisci il testo, resti in attesa mentre i loro occhi scorrono lungo la pagina, e soffochi. Di terrore, di vergogna.

E’ stata una sfida difficile, contro me stessa e contro tutte le capacità che ritengo di avere.
Non si è salvato niente nella battaglia.
Ho letto e riletto le parole scelte, ho cambiato ad ogni rilettura una piccola porzione, spesso infinitesimale.
Ho distrutto il mio stile e lo ho ricostruito, una parola dopo l’altra. Ritrovandolo identico, pressocchè immutato.
Ho preso coraggio e ho inviato il tutto, per la pubblicazione. Estremo gesto per fermare la tortura.

Tutto quello che viene dopo, potrà essere meraviglia o orrore.


Grazie a Fabio,
per la pazienza.
E quel primo fine tappa assieme.

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