La cura. – Via degli Dei in quattro tempi – Terzo tempo


Terzo tempo

Giungono nuovamente le sei del mattino, nuovamente gli zaini in spalla e le gambe in moto.
C’è della naturalezza nell’alzarsi col buio e vedere l’alba sorgere. Il mondo che si sveglia assieme a loro.
Un ritmo biologico innato, maturato in una manciata di giorni di ripetizione.

La terza è una tappa di salita fino al Passo della Futa e di discesa, poi, verso il Passo dell’Osteria Bruciata e Monte Alto.
Terminerà da qualche parte nel bosco, dove sistemeranno la tenda in una piazzola dal tappeto di foglie.
Non hanno incontrato nessun altro viandante, o essere umano, per l’intera giornata.
Hanno proceduto in silenzio, senza scambiarsi più di poche parole, concentrati ciascuno nelle proprie conversazioni con se stesso.
L’unico suono che li ha accompagnati per tutto il giorno è stato l’ammelmato susseguirsi dei  passi nel fango, persi nella nebulosa che, da giorni, avvolge la foresta.

Li ha rallentati, il fango, e con lui i tronchi tagliati da boscaioli inappetenti, riversi per un paio di chilometri sul sentiero.
Hanno proceduto come equilibristi, le braccia tese perpendicolarmente al tronco, la ricerca perpetua del baricentro.
Hanno accumulato una stanchezza eccessiva, senza possibilità di ristoro, a corto di acqua nelle borracce, e con un nuovo temporale sempre in agguato un passo dietro di loro.
Ciascuno perso dentro la propria fatica, il fiato spezzato dalla salita,  a fare i conti con i propri limiti, quelli che non si immaginavano di avere.
A fine tappa le gambe sono legnose, le caviglie urlano pietà.
Ma, ugualmente, il suolo bagnato coperto di foglie morte e rametti è un giaciglio perfetto.

 

In tutti i cammini ci sono giornate più facili e giornate più difficili.
E questa senza dubbio, per loro, è stata la peggiore di tutte.
Ma si sono già lasciati alle spalle metà della strada che si erano prefissati di percorrere, e andare avanti, armati di orgoglio, è l’unica alternativa che sono disposti ad accettare.


I fantasmi, sentinelle della nebbia.
Nascosti tra gli alberi difendono la loro foresta, non lasciano entrare nessuno.

I viandanti si perdono, immergendosi ad ogni passo nell’aria lattea.
Odore lieve, di goccioline di acqua leggere, che bagnano i corpi e i vestiti. Inumidiscono le anime.


A Paolo Cervigni,
ed alla sua guida galeotta.
Chi avrebbe mai potuto dire, allora, che un giorno, la pellegrina e l’autore, sarebbero diventati amici.

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