Una gita scolastica.

Un treno in ritardo, che viaggerà tutta la notte.
Un’attesa al binario, nella calma lieve di una sera primaverile. Musica, balli e il vociare animato dell’adolescenza.
Trentasei studenti e tre insegnanti.

Monaco di Baviera.
Una selva di campanili appuntiti e tetti rossi, intervallata dalle braccia gialle delle gru.
Il sole, insolitamente determinato, li corteggia, distogliendo l’attenzione dagli splendori barocchi e gotici per concentrarla sui verdi resi intensi. Stimola la voglia di sedersi sul prato, imitando i fiori che sbocciano dopo il lungo inverno.

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Giunta la sera, la birra chiara scende veloce nelle gole, i divieti si allentano, le risate rimbalzano sulle pareti dei palazzi del centro.
Concerti notturni interrotti dalla polizia. Assedi sventati per un pelo. E blische clandestine a tutte le ore.

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Spensieratezza e sorrisi, in una gita scolastica moderna.

“Da domani sarebbe tornato tutto come prima. Ma non ero triste: finalmente avevo qualcosa di bello da ricordare. “
(Una gita scolastica, Pupi Avati)

Ai ragazzi della terza liceo,
per la stima reciproca.

Ai ragazzi della quarta liceo,
per la spensieratezza.

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