La cura. – Via degli Dei in quattro tempi – Quarto tempo

Quarto tempo

Passare la notte nel bosco, da ragazzini era un’esperienza eccitante e trasgressiva.
Invece ora siamo qui, nel pieno della maturità, a supplicare i muscoli di rilassarti, di immagazzinare le poche energie rimaste ed essere pronti per domani, per l’ennesima prova che ci aspetta.

Notte di condivisione, di somme da metà viaggio, e di urli di animali mitologici poco fuori dal nostro giaciglio di cerata.
Ma presto ci sveglia un’altra mattina, ed ancora una volta partiamo, anche se la forma non è al meglio, ma sappiamo che manca poco, che presto ci sarà il riposo.

Ritroviamo la civiltà a Sant’Agata del Mugello, dove allo scricchiolio dei tronchi si sostituisce il rombo incessante dei motori, e finalmente possiamo riempire le borracce.
Si prospetta una nuova giornata di salite, ma senza (troppo) fango e (troppi) sassi scivolosi. Nonostante quattro giorni di fatica pura, che ci sorprendono quasi svogliati alla ripartenza, con la consapevolezza che il rischio di cedere a una bandiera bianca è sempre più tangibile, il bosco è sempre lì, a infonderci forza e sospingerci avanti, nonostante i rovi lungo il sentiero, nonostante la pendenza sempre maggiore.
Con la sua bellezza, il fascino di essere soli e immersi nella natura, in fratellanza con milioni di foglie attorno, con le infinite sfumature di verde che possiamo ammirare seduti a gambe incrociate nel sole di Campo Romano, con la fauna selvatica che ci teme e ci spia mimetizzata nel marrone già autunnale, ci conduce fino a Bivigliano, dove ci aspetta un’agognata doccia caldissima e un letto accogliente.

E mezzo

Ultima mattina, ultima alba.
Di fronte a noi una tappa finale leggera: un’ultima arrampicata verso Il Pratone, da cui possiamo finalmente scoprire la meta dispiegarsi ai nostri piedi, con i suoi tetti rossi e il suo Duomo che sembra un gigante.
Solo la discesa, di asfalto, ci separa da Firenze, tra ville e possedimenti terrieri, tra viuzze strette, scendendo giù verso Fiesole, attraversando caotici quartieri periferici, fino in Piazza Duomo. E la sua folla.

E’ una giornata dal morale alto, in cui il dispiacere per essere arrivati, per il dovere fermare definitivamente le gambe, è contrastato dal sentirsi i padroni delle proprie energie e della propria volontà.

Nonostante i momenti di abbattimento, ci siamo supportati a vicenda, e ce l’abbiamo fatta.
Da piazza a piazza, conquistandoci ogni chilometro, mordendo l’asfalto e il fondo fangoso.
Ci siamo smarriti e scoperti. Contando solo su noi stessi, e uno sull’altro.

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Ci sono molti motivi per partire per un viaggio. Il più scontato è sicuramente arrivare da qualche parte, riuscire a raggiungere una meta.
Ma nel mezzo ci sono un’infinità di sensazioni ed esperienze, e viaggiando a piedi le si possono apprezzare tutte. Dai panorami che ti regala la salita, alla soddisfazione di avercela fatta unicamente con le proprie gambe, alla fatica che ti fa sentire vivo.
E partire con una persona, un amico, che ancora non si conosce però così bene, permette di denudare lati nuovi, di lui e di te, arrivando al limite, alla schiettezza dell’essere esausti, al ricaricarsi assieme. E tornare guariti.

“You say the hill’s too steep to climb, climbing
You say you’d like to see me try, climbing
You pick the place and I’ll choose the time
And I’ll climb the hill in my own way
Just wait a while for the right day
And as I rise above the tree-line and the clouds
I look down hearing the sound
Of the things you’ve said today.”
(Fearless, Pink Floyd)

VdD – Primo tempo

VdD – Secodno tempo

VdD – Terzo tempo