21 aprile.

Nelle prime ore del mattino le truppe Alleate entrarono in città , e con loro la brigata Maiella.
Più tardi, arrivarono anche i partigiani della brigata Giustizia Libertà  Montagna e 7° Modena.
La folla si sparse per le vie del centro, i fucili furono deposti, i primi fiori e le prime fotografie arricchirono la parete della Sala Borse, inconsapevoli di star creando il memoriale che ancora oggi, indelebile, vi troneggia.

Il 21 aprile è l’anniversario della Liberazione di Bologna.
Appena quattro giorni dopo, tutta l’Italia sarà  libera dagli occupanti nazifascisti.

Ed in questo giorno così importante è arrivato uno scatolone di libri.
Al suo interno le prime copie di un piccolo manoscritto dalla copertina bianca.
152 pagine a raccogliere, sulla carta leggermente ruvida e profumata, le impressioni della Strada percorsa, i chilometri di fatica e quel dolore sordo e orgoglioso che hanno raccolto dai luoghi.

Un piccolo diario di viaggio, niente di più.
Fortemente voluto da qualcun altro, e reso reale solamente dopo infinite titubazioni e lotte interiori.
Avrebbe potuto narrare di grandi imprese e mistici incontri.
Avrebbe potuto raccogliere luoghi magici, personaggi fuori dall’ordinario e storie inventate.
Ma, in fondo, i due ragazzi hanno camminato, tenendosi per mano dal primo all’ultimo passo, e la Strada calpestata ha trasmesso certe emozioni, ha regalato alcune cose che porteranno con loro per sempre.
Tutto il resto sarebbero state soltanto fandonie.

“Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce”
(Per i morti della Resistenza, Giuseppe Ungaretti)

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