Li aspettano quasi trentacinque chilometri di asfalto.
P
artono da Mistretta all’alba, per avvantaggiarsi sulla strada che li attende con la protezione delle ombre lunghe del mattino.
Puntano verso Castel di Lucio, convinti di giungere al bivio per il paese e poi lasciarselo alle spalle.
Invece, per tutto il giorno non faranno altro che girargli attorno, incapaci di scrollarselo di dosso. Un’ossessione.

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Un casolare, i grandi campi a fieno tutto attorno. Il cancello aperto.
Un pastore tedesco li sente transitare, esce dalla proprietà e inizia ad inseguirli. I due ragazzi lo ignorano, e procedono.
Ma lui è determinato a fare bella figura con il padrone, li insegue latrando, e sbavando feroce.
Viene richiamato a grandi fischi, insultato, la minaccia delle botte quando tornerà alla sua casa, ma l’animale non ha intenzione di demordere.
Da quella strada non deve passare nessuno.
Li insegue per quasi un chilometro, mentre la tensione nervosa si rafforza ad ogni passo.
Sono partiti con la paura dei cani randagi, e invece hanno avuto l’ennesima riprova che quelli al servizio dell’uomo possono essere peggio.

Coprono i primi ventitré chilometri di giornata in un soffio.
Dopo ore di salita implacabile raggiungono il parco eolico del crinale, le bianche braccia delle pale si stagliano verso il cielo nel loro splendore fiero, e si muovono piano, con un leggero ronzio sordo.
Subito oltre, un fontanile isolato. E un agricoltore che si rinfresca. Già a metà mattina il caldo si è fatto invadente.
Si fermano al sole, tuffano le mani nell’acqua gelida.
L’uomo, dal fisico lungo e asciutto, le rughe a raccontare una storia di cui si è perso l’inizio, gli spiega che la cresta appena superata divide le provincie di Messina, Palermo ed Enna, e che lì, a una decina di metri, nella sua proprietà, c’è un punto in cui le tre province si uniscono e contemporaneamente si dividono.
D’un tratto li saluta, sale sul trattore e si rimette al lavoro.

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Mezzogiorno passato da un pezzo, il sole è opprimente.
Scopriranno l’indomani che quella è stata la giornata più calda che il luglio siciliano ricordi.
Il ritmo dei passi si fa ora più lento, l’acqua delle borracce è bollente.
Gangi è lassù, arroccato su una collina, pare allontanarsi ad ogni passo.
L’arrivo è all’italiana.

L’impresa notevole di memoria.

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