A Notre-Dame ho conosciuto due americani, che casualmente ho incontrato nuovamente la stessa sera in un bar di Montmartre, e con cui ho condiviso una serata di vino rosso, leggermente acido, e tante chiacchiere.

Dalla terrazza di Notre-Dame ho scrutato in basso, in cerca dei segreti di quella città di ampi viali e buie viuzze, quella Parigi che sempre mi aveva affascinata e attratta nelle spire della Belle Époque.
Sono entrata nel suo ventre di madre, in cerca della ruota degli innocenti, dell’odore degli incensi, dei testi sacri, dell’anima di Hemingway, che forse nalla chiesa nemmeno è mai entrato.

A Notre-Dame sono scesa nel profondo dei miei tormenti, un gargoyle a farmi da guida, ed ho capito che più in basso di così non sarei potuta arrivare, tanto valeva provare a risalire, ma seguendo una strada diversa. In cerca della pace.


Per te, cattedrale dei sogni, scrivo alla prima persona singolare.
E verso tutte le mie lacrime.