La via (non) più breve – Bologna-Mare, parte seconda

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Quara – Casola in Lunigiana

87 km, D+ 3550 m

Come il temporale notturno aveva preannunciato, il nuovo giorno si sveglia immerso in un nero cielo grondante.
Il percorso che avevano ipotizzato prevedeva la scoscesa cresta del Monte Penna e non è affrontabile, vista anche la frana che negli inverni precedenti ha visto staccarsi completamente uno dei due versanti della montagna.
L’alternativa è grama: seguire un sentiero più basso per la prima parte, e poi buttarsi lungo la strada asfaltata fino alle piste da sci di Febbio. Da qui, inizia il sentiero più facile per raggiungere il Rifugio Battisti, un morbido serpentone nel bosco, fino alla cresta, dove si dovrebbe navigare a vista. Non andrà proprio così.

Una volta raggiunta la cresta, si trovano infatti intrappolati in una nuvola, una di quelle che per tutto il giorno gli ha scaricato addosso una pioggia torrenziale, che ora si fa quasi impalpabile. Nebbiosa.
Seguire la linea di crinale, o anche solo il sentiero che prosegue deciso in salita, non è facile. Si perdono, tornano indietro, si perdono di nuovo.
Alla fine, una palina li indirizza sulla giusta via: scorgono sull’altro versante il rifugio di pietra con gli scuri bianchi e rossi.
All’interno vi trovano un pranzo caldo, uno stanzone asciutto, e, ancora, tanto freddo, che non li aiuterà nel liberarsi dall’umidità accumulata in sei ore sotto la pioggia.
Durante la fine del secondo conflitto mondiale il Rifugio Battisti fu completamente distrutto per impedire ai partigiani di servirsene, memori di quanto accaduto a Capanno Tassoni. La struttura attuale ha visto diversi interventi di ripristino ed ampliamento, che ne fanno meta ambita di gruppi organizzati e viaggiatori solitari.

Salita al Rifugio Battisti

La giornata successiva conferma le previsioni: sole e cielo terso.
Si lanciano in un’esplorazione del Monte Cusna, salendo dal suo versante a gradoni, per poi ridiscendere lungo un morbido e ampio vallone.
Non se lo sarebbero mai aspettati, ma come avevano intuito il giorno precedente, ci sono mandrie di asini e cavalli che pascolano liberi. La versione appenninica dell’alpeggio estivo.
Sulla vetta, lasciano ad asciugare i panni bagnati, stesi su piatte e calde pietre, mentre consumano qualche galletta con il formaggio, riempiendosi gli occhi delle punte aspre delle Alpi Apuane, che si elevano dietro la prima linea appenninica. Sembrano tanto vicine da poterle toccare, ma mancano ancora tre giorni di viaggio per raggiungerle.

La vetta del Monte Cusna.

Il terzo giorno, dopo la tappa defaticante, ripartono alla volta di Passo del Cerreto, seguendo il percorso della GEA, che qui si sovrappone all’Alta Via dei Parchi ed al Sentiero 00.
Restano in cresta, per tutta la giornata, accompagnati prima dai caldi colori dell’alba in quota, poi dal verde brillante delle sconfinate praterie.
Il crinale è facile da camminare, il passo si posa morbido, l’erba carica di rugiada bagna i polpacci. Procedono veloci, ma senza fretta di arrivare.
La discesa, però, come sempre costa più fatica dell’ascesa, sforza molto le ginocchia, nonostante i muscoli riposati, il caldo del primo pomeriggio collabora nell’amplificare lo schiacciamento.
Come sempre accade quando si attraversano luoghi che hanno goduto di momenti di grande splendore, oramai perduto, l’intorno è attraversato da un’atmosfera surreale, come congelato nel passato.
Sul Monte Nuda una vecchia stazione Rai giace scheletrica, senza che nessuno si sia preoccupato di rimuoverla o riconvertirla, ed il suo versante più morbido è attraversato da immobili impianti di risalita, che d’inverno si rianimano in cerca dei fasti antichi.
Allo stesso modo, il Passo del Cerreto, spartiacque tra le provincie di Massa e di Reggio Emilia, meta di molti centauri, risulta rimasto immutato negli ultimi quarant’anni, regalandogli un pomeriggio di riposo al termine del quale faticano a ricordarsi in che epoca si trovano.

Vista dal Monte Nuda.

L’idea di quest’ultima giornata appenninica era seguire il tranquillo e facile Trekking Lunigiana, ma ben presto le montagna decide di cambiargli le carte in tavola.
Vicino a Sassalbo si imbattono nel Sentiero dei Partigiani, ricco di pannelli e notizie storiche, messo a punto dall’ANPI di Casola-Fivizzano, ormai scomparsa. Lo imboccano e lo percorrono tutto, ma all’uscita, dove il sentiero doveva riunirsi al Trekking per attraversare la valle e procedere sull’altro versante, è tutto scomparso, inghiottito probabilmente dalle proprietà private.
Nessun segnale, nessuna indicazione, nessuna speranza di uscirne.
Chiedono ai passanti, alle loro carte ormai obsolete, a Google. C’è addirittura chi dice che sono decenni che non si vede nessuno percorrere l’itinerario che si erano prefissati.
Alla fine l’unica soluzione è tornare sulla Statale del Cerreto, pochi chilometri avanti rispetto a dove la avevano abbandonata per infilarsi nel bosco, raggiungere un ponte e poi, seguendo una strada secondaria, ricongiungersi al punto di intersezione che avrebbero dovuto trovare oltre il fiume che sapara i due lati di quella valle.
Così facendo, saranno costretti ad allungare la tappa di circa dieci chilometri, seppur percorsi quasi a rotta di collo, pur di riuscire a togliersi dalla statale.
Prima di Regnano, lungo la strada tagliafuoco della Forestale, incontrano due arzilli signori, che stanno percorrendo un lungo anello sulla Strada del Volto Santo. Si fanno i complimenti a vicenda, e per una buona parte dei chilometri successivi i due ragazzi restano muti a rimuginare se, alla loro età, ancora potranno percorrere tutti quei chilometri in un solo giorno.
Con ancora qualche smarrimento del sentiero e molto intuito, riescono a raggiungere Casola in Lunigiana, ritrovandosi immersi in densi boschetti di ulivi, come solo la Toscana, a queste latitudini, sa regalare.

Lungo il Trekking Lunigiana.




Grazie
al gestore dell’Albergo Alpino per le uova strapazzate a colazione,
ad Antonio e Antonela per la cena gourmet e le chiacchiere psicoatletiche.

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