La Via di Fuga

Soltanto camminando ci si può salvare

Author: Martina (page 1 of 14)

Gargantua e la Grande Becca – Tor de Geants

Narrano le storie scritte da François Rabelais, che Gargantua fosse un gigante buono, dalla fame insaziabile, approdato in Valle d’Aosta dalla Savoia, e lì stabilitosi.

Arrivò nella valle al tempo della grande prosperità, quando nei ruscelli scorreva il latte per nutrire gli agnelli, i pastori potevano fermarsi in altura fino a Natale e il male era un castigo sconosciuto.
Era un gigante burlone, e si divertiva a forare montagne, ad appianare nuove valli puntellandole poi di dolci colline, facendo ridere a crepapelle gli abitanti della zona.
Nei pomeriggi tiepidi aiutava i valligiani a pigiare l’uva, con l’ausilio di un solo grande dito.
Alla bisogna recuperava animali intrappolati nei burroni, e raccontava le sue tante avventure ai bambini per farli divertire.
Per dissetarsi dopo tanto lavoro si chinava sulla Dora, in equilibrio tra due cime, e ne traeva grandi sorsi.
Gli piaceva, poi, fermarsi a guardare le nuvole scorrere.

Ma Gargantua era anche un gigante curioso ed esploratore dal passato itinerante, e un giorno di fronte a un tramonto infuocato, riapparse in lui il bisogno di mettersi in viaggio verso terre lontane, nonostante per questo dovesse abbandonare quel posto tanto pacifico.
Il tarlo della scoperta lo divorava, oramai il confine di quelle creste doveva essere superato per guardare al di là della valle amica, seppur lasciando aperto lo spiraglio di un ritorno.

Partì prima del sorgere del sole, diretto al grande massiccio che sovrastava la valle.
A ridosso delle rupi che bloccavano l’orizzonte, con fare deciso posò il piede su un ghiacciaio, intenzionato a usarlo come fossero scalini.
Un piede dopo l’altro, il suo enorme peso immane fece franare la roccia coperta dalla coltre ghiacciata.
Gargantua, cadendo, si trovò a gambe divaricate poggiato su quello che rimaneva del muro di montagne, una vetta a forma piramidale: il Cervino, la Grande Becca.

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#lahoneymoonalternativa

#tordegeants

#menosettanta

Estate di San Martino

Il destino a volte è beffardo, si gira di scatto e ti osserva con un ghigno ambiguo sul volto, e sai che sta per prendersi gioco di te.

La ragazza ha passato una vita intera a scappare, ad allontanarsi da un passato in cui la realtà le tarpava le ali, densa come pece.
E’ fuggita lontano, lasciandosi alle spalle anni di reclusione in obblighi di monotonia. Sacrificando amicizie, tra le grida strozzate nel tentativo di scollarsi di dosso quel bollino dovuto alla provenienza, che la rendeva sempre qualcosa in meno, che la rendeva sempre qualcos’altro in più.
Un marchio a fuoco, impossibile da cancellare per quanti chilometri interponesse tra sé e il paese. Tra sé e quella montagna che si crede città, dove ha formato il suo intelletto e la sua persona in una fuga continua dentro libri e vite altrui, fingendo di essere altrove, agognando che, in verità, quel luogo nemmeno esistesse.

Mesi e anni passati a svicolare il ritorno, se non per poche ore, per un saluto veloce, senza un solo barlume di maliconia, senza mai un pentimento.
Se ne era andata. Era libera. Poteva finalmente esprimere il proprio essere, senza doverlo limitare a quello spazio stretto e angusto. Continue reading

HB Marie Curie

Parigi, Francia.

Un pomeriggio autunnale.
Le strade della città sono umide e imbiondite dalle foglie che cambiano colore.

Il Pantheon é gelido e spettrale, i marmi chiari in contrasto con i colori caldi della stagione.
Accanto all’altare una targa ricorda l’aviatore Antoine, il suo corpo mai più ritrovato, la sua vita sfumata dentro le ombre di un sogno, quello dove ha conosciuto un ragazzino biondo, possessore di un mantello e di un pianeta, fedele alla sua rosa ed ai suoi petali fragili. Continue reading

Cronache dallo Stabat Mater

Sala Stabat Mater. Palazzo dell’Archiginnasio. Bologna.

L’autore entra nella stanza gremita, tutte le sedie sono occupate, molte persone in piedi.
Tante hanno il suo libro in mano.

E’ accolto dagli applausi, l’anellino al lobo sinistro brilla alla luce dei neon.
Si siede al centro del lungo tavolo. Alla sua sinistra prendono posto un assessore della città e il direttore di una nota fondazione artistica, quella che contribuisce all’organizzazione del concorso del quale ha vinto il primo premio, lo Strega. Alla sua destra siede invece un critico letterario.

Mentre l’assessore ringrazia e il direttore della fondazione sparge lodi, gli occhi dell’autore si muovono inquieti, scorrono il pubblico da destra a sinistra. A cosa pensa?
Si accarezza i baffi biondi. Noia, o forse un po’ di agitazione per l’essere lì che prova a trapelare. Continue reading

L’eroica. – Sicilia coast to coast

Li aspettano quasi trentacinque chilometri di asfalto.
P
artono da Mistretta all’alba, per avvantaggiarsi sulla strada che li attende con la protezione delle ombre lunghe del mattino.
Puntano verso Castel di Lucio, convinti di giungere al bivio per il paese e poi lasciarselo alle spalle.
Invece, per tutto il giorno non faranno altro che girargli attorno, incapaci di scrollarselo di dosso. Un’ossessione.

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