La Via di Fuga

Soltanto camminando ci si può salvare

Categoria: Passi Avanti (page 1 of 11)

Bologna – Mare. Meno Trenta.

E’ (quasi) tutto pronto: la meta identificata, le carte preparate, la lista di cosa mettere nello zaino in via di definizione.
Le scarpe, inseparabili, attendono solo di essere calzate.
Hanno deciso di partire in direzione opposta a quella che scelgono solitamente, puntando verso ovest invece che verso est. Per raggiungere il Mar Tirreno, e le sue spiagge ingombre di turisti, ovviamente coprendo l’intero tragitto a piedi.
Seguendo, però, una strada molto più lunga di quella che servirebbe e che, a detta di molti, sarebbe ragionevole percorrere.
La scelta del tracciato è stata fatta un po’ per mettersi alla prova, un po’ per toccare alcuni luoghi rimasti esclusi dai viaggi precedenti. Un po’ per ritrovare qualcosa perduto sui sentieri.

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Dalle montagne si vede il mare.

L’Isola d’Elba: 223 chilometri quadri in mezzo al Mar Tirreno.
Tagliata da una costa all’altra da un sentiero polveroso, che si arrampica sui rilievi, da cui si vede il mare.
La Grande Traversata Elbana.

Loro due, sono partiti in una primavera nascente, dove l’alba sorge presto e il sole non è ancora troppo spietato.
Hanno camminato per quattro giorni, partendo dalla punta più orientale dell’isola e dirigendosi verso ovest, finendo per portare sulla pelle i segni della direzione prescelta.

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Lì dove tutto ha avuto inizio.

Madrid, quattro anni dopo.

I vicoli chiari e luminosi alle prime luci del giorno, quando ancora Los Gatos devono rientrare dalla notte precedente, attardandosi per finire l’ultimo bicchiere o per fare colazione prima del riposo.

Qui, la ragazza cammina.
In compagnia soltanto di se stessa, come allora.
Con le mani in tasca, il passo veloce, lo sguardo che corre sui bordi dei palazzi e sul dorso delle panchine vuote.
Sui ciliegi dell’Opera, sui banchi del mercato, sui ciottoli di Plaza Dos De Mayo.
Sfiorando i confini della città dove ha lasciato il cuore.
La città dove tutto ha avuto inizio.
Dove ha deciso di rivalutare ogni passo compiuto fino a quel momento, mettendo in discussione quelle che, fino ad allora, erano state le sue priorità.

La città in cui ha deciso che valeva la pena scegliere la felicità.

E’ giunto il momento, per lei, di ricominciare ad inseguire i sogni.


“Se andate a letto la sera a Madrid passate per originale.
A Madrid nessuno va a letto prima di avere ucciso la notte.”

(Ernest Hemingway)

Inseguendo l’Abbè Gorret – Tor de Geants: la cronaca.

San Lorenzo, il sole tinge di azzurro il cielo e asciuga la nebbia.
Scendono spediti verso Gressoney, mentre flotte di fedeli poco allenati salgono verso la montagna per la messa nel piccolo santuario dedicato a lui.
Raggiunta la cittadina, trovano i primi sei chilometri di pianura, tra i vicoli e i sobborghi tanto amati da Margherita di Savoia da costruirci un castello da favola.
Nel sole cocente del primo pomeriggio, una salita verticale e polverosa li conduce ad Alpenzù, un piccolo villaggio Walser ora adibito all’ospitalità dei viandanti, da cui si mostra, finalmente, il massiccio del Monte Rosa in tutta la sua impressionante “glacialità”.
Tanto timido da non stagliarsi verso il cielo come altre montagne finora incontrate, ma anche tanto orgoglioso nella sua mole placida.
In serata li raggiungono due amici, che si sono spinti fino alla Vellèe per cenare assieme e, magari, condividere una tappa del viaggio.
Cambia il tipo di chiacchiere, aumenta il numero degli amari, e il freddo della notte non li ferma dall’andare a caccia di stelle cadenti nel nerissimo cielo montano.

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Il Monte Rosa visto da Alpenzù.

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Di risaie e di nubi – Tor de Geants: la cronaca.

Un nuovo segnavia, con il re dei numeri primi che campeggia sornione in mezzo al giallo.
Lasciano il paese medioevale in salita, per riguadagnare i metri di dislivello persi con la discesa a Donnas.
Fa caldo, nel primo agosto valdostano.
I tanti scalini di pietra che si arrampicano erti all’interno della Valle del Lys non lasciano tregua al Dryton® delle magliette, su cui si allarga la chiazza più scura.
Guadagnato il crinale, l’afa del fondovalle si è tramutata in una spessa nebbia, che li costringe, il mattino seguente, a trovare una alternativa più sicura della via di cresta attrezzata.
Risparmiano tempo, certo, ma sono costretti a rinunciare ai paesaggi sulle vette tutte intorno, affogate nel latte.

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Rifugio Coda.

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