La Via di Fuga

Soltanto camminando ci si può salvare

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Gargantua e la Grande Becca – Tor de Geants

Narrano le storie scritte da François Rabelais, che Gargantua fosse un gigante buono, dalla fame insaziabile, approdato in Valle d’Aosta dalla Savoia, e lì stabilitosi.

Arrivò nella valle al tempo della grande prosperità, quando nei ruscelli scorreva il latte per nutrire gli agnelli, i pastori potevano fermarsi in altura fino a Natale e il male era un castigo sconosciuto.
Era un gigante burlone, e si divertiva a forare montagne, ad appianare nuove valli puntellandole poi di dolci colline, facendo ridere a crepapelle gli abitanti della zona.
Nei pomeriggi tiepidi aiutava i valligiani a pigiare l’uva, con l’ausilio di un solo grande dito.
Alla bisogna recuperava animali intrappolati nei burroni, e raccontava le sue tante avventure ai bambini per farli divertire.
Per dissetarsi dopo tanto lavoro si chinava sulla Dora, in equilibrio tra due cime, e ne traeva grandi sorsi.
Gli piaceva, poi, fermarsi a guardare le nuvole scorrere.

Ma Gargantua era anche un gigante curioso ed esploratore dal passato itinerante, e un giorno di fronte a un tramonto infuocato, riapparse in lui il bisogno di mettersi in viaggio verso terre lontane, nonostante per questo dovesse abbandonare quel posto tanto pacifico.
Il tarlo della scoperta lo divorava, oramai il confine di quelle creste doveva essere superato per guardare al di là della valle amica, seppur lasciando aperto lo spiraglio di un ritorno.

Partì prima del sorgere del sole, diretto al grande massiccio che sovrastava la valle.
A ridosso delle rupi che bloccavano l’orizzonte, con fare deciso posò il piede su un ghiacciaio, intenzionato a usarlo come fossero scalini.
Un piede dopo l’altro, il suo enorme peso immane fece franare la roccia coperta dalla coltre ghiacciata.
Gargantua, cadendo, si trovò a gambe divaricate poggiato su quello che rimaneva del muro di montagne, una vetta a forma piramidale: il Cervino, la Grande Becca.

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#lahoneymoonalternativa

#tordegeants

#menosettanta

L’eroica. – Sicilia coast to coast

Li aspettano quasi trentacinque chilometri di asfalto.
P
artono da Mistretta all’alba, per avvantaggiarsi sulla strada che li attende con la protezione delle ombre lunghe del mattino.
Puntano verso Castel di Lucio, convinti di giungere al bivio per il paese e poi lasciarselo alle spalle.
Invece, per tutto il giorno non faranno altro che girargli attorno, incapaci di scrollarselo di dosso. Un’ossessione.

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Tre giorni dei Nebrodi. – Sicilia coast to coast

Prologo.

Una campana, piccola e lontana, batte i quarti d’ora. Per tutta la notte.
Escono dal paese da Porta Pugliese, dirigendosi verso il ponte sull’Alcantara, che risaliranno verso la sorgente, dove si trasformerà da placido fiume dall’ampio letto a vivace torrente.
Randazzo, dai vicoli elegantemente neri di lava, dorme. Dietro, la Grande Montagna si è già svegliata.
Entrano nel Parco dei Nebrodi, lo risalgono verso nord e ne escono a Floresta.
Da domani lo attraverseranno quasi in linea retta. Saranno necessari tre giorni per uscirne, e cento chilometri a piedi.

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Tentativo di summit al Mongibello

Ore 05:30.

La spedizione aggiusta gli zaini sulle spalle. La finestra meteo è ottimale, le condizioni per il tentativo di vetta sono propizie.

Inizia l’ascesa sulla grande Montagna. Il morale è alto, nessun intoppo all’orizzonte.

Hanno scelto la via Acmé (“il punto più alto”) che taglia la parete sud in due, retta e dalla pendenza che non lascia scampo. Ogni passo posato significa arretrare di mezzo, a causa della friabilità dello scuro terreno. Continue reading

Meno cinque. Catania-Palermo per le montagne

Lo zaino non è pronto.
L’essenziale che li accompagnerà occupa ogni spazio libero della casa.
Pavimento, tavoli, divano. Credenza e mobiletti.

L’itinerario viene controllato e ricontrollato.
Le  cartine iniziano a sgualcirsi. I sentieri rossi percorsi con l’indice, ancora una volta.
Modifiche dell’ultimo minuto si sono rese necessarie, alcuni punti tappa hanno riservato qualche sorpresa al cardiopalma.

A pochi giorni dalla partenza i chilometri da percorrere hanno già iniziato ad aumentare, come sospinti da volontà propria ad avvicinarsi sempre più alla quota quattrocento. Un numero che al contempo seduce e spaventa.

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