La Via di Fuga

Soltanto camminando ci si può salvare

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Tentativo di summit al Mongibello

Ore 05:30.

La spedizione aggiusta gli zaini sulle spalle. La finestra meteo è ottimale, le condizioni per il tentativo di vetta sono propizie.

Inizia l’ascesa sulla grande Montagna. Il morale è alto, nessun intoppo all’orizzonte.

Hanno scelto la via Acmé (“il punto più alto”) che taglia la parete sud in due, retta e dalla pendenza che non lascia scampo. Ogni passo posato significa arretrare di mezzo, a causa della friabilità dello scuro terreno. Continue reading

Meno cinque. Catania-Palermo per le montagne

Lo zaino non è pronto.
L’essenziale che li accompagnerà occupa ogni spazio libero della casa.
Pavimento, tavoli, divano. Credenza e mobiletti.

L’itinerario viene controllato e ricontrollato.
Le  cartine iniziano a sgualcirsi. I sentieri rossi percorsi con l’indice, ancora una volta.
Modifiche dell’ultimo minuto si sono rese necessarie, alcuni punti tappa hanno riservato qualche sorpresa al cardiopalma.

A pochi giorni dalla partenza i chilometri da percorrere hanno già iniziato ad aumentare, come sospinti da volontà propria ad avvicinarsi sempre più alla quota quattrocento. Un numero che al contempo seduce e spaventa.

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Meno Trenta – Sicilia coast to coast

La scorsa settimana è stato affrontato un primo allenamento, sui dolci Appennini.
Questa settimana un secondo allenamento li ha visti impegnati, in Piemonte.

Ripercorrendo i passi dei viandanti diretti a Santiago di Compostela, sfiorando nell’avvicinamento la Sacra di San Michele, fulcro dei pellegrinaggi di genti antiche e moderne.
E ricalcando, a ritroso, le orme che, si mormora, lasciarono gli elefanti di Annibale al loro ingresso nella penisola italica, passando proprio dal Monginevro.

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Primo maggio millenovecentoquarantasette.

“I contadini di tre paesi si erano dati convegno nella contrada di Portella della Ginestra per la celebrazione della festa del lavoro.
Come negli anni precedenti si erano fatti accompagnare dalle rispettive famiglie poiché, più che una festa di partito, trattavasi di una festa campestre. Non mancavano, quindi, donne e bambini, tanto più che in quella contrada i contadini arrivarono con tutti i mezzi di cui potevano disporre: oltre che a piedi, arrivarono con i caratteristici carretti siciliani, con i carri, con i traini, con biciclette, con quadrupedi.
[…]
In attesa di quelli che dovevano essere gli oratori, i convenuti si erano sparsi per la campagna sottostante alla montagna del Pelavet per consumare la frugale colazione che le famiglie avevano preparato, ovvero quella che le organizzazione, cui i singoli appartenevano avevano gratuitamente distribuito.
{…]
Da poco lo Schirò aveva appena cominciato a parlare, quando fu avvertito un primo colpo di arma da fuoco,  a cui altri immediatamente seguirono e poi ancora altre raffiche.
[…]
Finiti gli spari, ognuno chiamò a gran voce i congiunti ed insieme o anche isolati, si avviarono per far ritorno al proprio paese, utilizzando, a tale scopo, ogni mezzo. I feriti furono raccolti con carri, carretti, biciclette, quadrupedi, furono accompagnati a Piana degli Albanesi o a San Giuseppe Jato, donde furono avviati verso Palermo per farli accompagnare negli ospedali della città. Il bilancio di quella giornata che doveva essere di festa, su il seguente: undici morti trovati sul terreno, ventisei i feriti più o meno gravemente.”

(dalla sentenza della Corte d’Assise di Viterbo del 3 maggio 1952)

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21 aprile.

Nelle prime ore del mattino le truppe Alleate entrarono in città , e con loro la brigata Maiella.
Più tardi, arrivarono anche i partigiani della brigata Giustizia Libertà  Montagna e 7° Modena.
La folla si sparse per le vie del centro, i fucili furono deposti, i primi fiori e le prime fotografie arricchirono la parete della Sala Borse, inconsapevoli di star creando il memoriale che ancora oggi, indelebile, vi troneggia.

Il 21 aprile è l’anniversario della Liberazione di Bologna.
Appena quattro giorni dopo, tutta l’Italia sarà  libera dagli occupanti nazifascisti.

 

Ed in questo giorno così importante è arrivato uno scatolone di libri.
Al suo interno le prime copie di un piccolo manoscritto dalla copertina bianca.
152 pagine a raccogliere, sulla carta leggermente ruvida e profumata, le impressioni della Strada percorsa, i chilometri di fatica e quel dolore sordo e orgoglioso che hanno raccolto dai luoghi.

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