La Valle d’Aosta è contenuta nell’abbraccio del Monte Bianco, del Cervino, del Monte Rosa e del Gran Paradiso.
E’ patria di giganti imbiancati, di nevi perenni, di ghiacciai sovrani. Culla della Dora Baltea, che la solca da Nord a Sud.
Le sue genti, sopravvissute al grande esodo delle terre montane, hanno una parlata stretta, né italiano né francese, una bandiera con un leone rampante color argento. Si sono insediate in anni di dominazioni, quando agli albori dell’anno mille, i conti di Savoia esercitavano la propria egemonia sui valichi alpini e sulle strade pellegrine, prima della conquista della Pianura Padana e, poi, dell’Italia intera.
Sono genti fedeli alle proprie origini, abituate alla danza armoniosa delle vette tutto attorno ed alle leggende che le popolano, ai rigidi e lunghi inverni, ai ghiacci che scendono come lingue verso le valli.
I valdostani comprendono bene cosa spinge tra le loro cime alpinisti e viandanti.

La passione di alcuni di loro, riversatasi nella Società Sportiva Dilettantistica Valle d’Aosta Trailers, ha visto la nascita nel 2010 del Tor de Geants®, l’endurance trail più duro al mondo, con i suoi trecentrotrenta chilometri di lunghezza e ventiquattro mila metri di dislivello positivo, da coprire in un massimo di centocinquanta ore. Si svolge lungo un percorso ad anello, con partenza e arrivo a Courmayeur, ricalcando quasi fedelmente i sentieri dell’Alta Via numero 2, prima, e dell’Alta Via numero 1, poi.
I trail-runners hanno quindi di fronte a loro sette macro tappe da circa 50 chilometri l’una, e sono supportati da un’organizzazione certosina di rifugi, ristori e infermerie in ogni momento del percorso. Per una settimana i quasi diecimila volontari del Tor vegliano giorno e notte sui corridori, mentre tutto il resto si paralizza, catalizzato dall’entusiasmo per la corsa.

Loro due, piccoli, non fanno parte dei runners, ma sono ugualmente incantati dal fascino che l’anello valdostano sa suscitare.
Desiderano respirare ogni metro di dislivello, riempirsi gli occhi del contrasto tra bianco e azzurro, accarezzando la dura roccia delle alture e il verde dei prati floridi giù nelle valli.
Dopo un anno di organizzazione sono pronti a seguire i segnali gialli, dello stesso colore di quelli di vie ben più blasonate.
Dividendo il letto e la stanza con altri viandanti come loro, spesso. Condividendo le storie di passi e sentieri al caldo del rifugio dopo cena.
Il loro viaggio di nozze, al cospetto dei più grandi Giganti europei.

 

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