Rock the Casbah. (The Clash)

Dalla Spagna al Marocco, da Malaga a Tangeri. Emigrano al contrario.
In traghetto, assieme alle famiglie del posto, che rientrano a casa, nella loro terra.

L’accoglienza non è delle migliori, a domanda lei non ottiene risposta, si sento osservata. Quasi fossesporca.
Prendono una macchina e scappano verso sud, inseguendo l’oceano. Lasciandosi guidare dal susseguirsi di rocce e spiagge.
L’Oceano Atlantico è arrabbiato.
Si infrange sulla riva, superando i frangiflutti. Sprigiona tutta la sua potenza. Cerca di spazzare via la costa, la inghiotte tra la sua schiuma.

El-Jadida

1m
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Scende la notte sulla Cité Portugaise.
I vicoli che prima fino a poco prima facevano quasi paura, vuoti e silenziosi, ora sono pieni di gente, colori, luci e profumi.
Dopo la preghiera della sera, l’intera città si riversa nelle strade.
Il vociare riempie l’aria, si mescola al fumo che esce dai forni, all’odore di spezie e menta raccolte in grandi sacchi nei mercati. Il vento da ovest rende le temperature miti.
La diffidenza delle persone verso di loro è stata scacciata dal vociare sguaiato. Perché così si usa.
Una città diventata improvvisamente magica, dove, accerchiate dalle tenebre, le palme incorniciano i muri di terra della Medina, tinti di giallo dai lampioni.
Un cielo scuro e immobile a fare da tetto, come probabilmente non vedanno mai in Europa.

Oulidia, Essaouria

Cafè au lait e omelette a colazione. Una Parigi orientale.
Sole. L’Atlantico intrappolato tra le rocce, sedato in una laguna. Piatto.
Addormentato.

2m
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Bambina. Nel mondo degli adulti.

 

Tourandant

Ogni città è diversa, a modo suo.
Ogni città pare avere all’interno infinite persone, che si fondono tra le mura antiche.
Si dimenticano presto della sonnolenza dei paesi di mare, con l’Alto Atlante che li scruta dai suoi 4167 metri, e li invoglia a perderci nelle sue infinite varietà di verde.
Il muezzin li sveglia, e li invita a partecipare alla preghiera del mattino.
Primo maggio.  Un rosso diverso.

3m
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Ourzazate

Una paese costruito nella sabbia. Alle porte del deserto.

4m
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Scavato nel terreno arido. La polvere rossa, sospinta da un caldo vento, si deposita ovunque.
Ti sussurra nelle orecchie la magia di quel luogo.
Sacro e profano si mescolano.
Luoghi di culto, segnati dalla mano di Fatima, restano in secondo piano rispetto a costruzioni cinematografiche, servite una volta e lasciate ad invecchiare.
Uomini avvolti in preziosi tessuti blu ne raccontano le storie. Le scrivono con la sabbia, creando colori col fuoco.

5m
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Due ragazzi biondi. Due pesalini americani trapiantati in Spagna.
Con cui condividere stralci di vita, olive e datteri. Seduti in fondo ad un autobus polveroso, lasciandosi condurre attraverso tre continenti alle porte del deserto. Raccogliendo burro di arachidi con le dita direttamente dal barattolo.
Li salutano agitando le braccia, dall’alto della scalinata che loro hanno appena sceso. Non possono udire le loro parole, si perdono nel vento. Sospinte lontano, nel turbinio della sabbia del deserto.
Parole importanti come scherzi. La verità non ne ha bisogno, si cela in altri luoghi.

Marrakesh.

Un altro Marocco, veloce e luminoso.
Qui tutto è diverso, tutto porta dentro una fretta che non avevano trovato altrove.
Il vociare si fa più alto, più repentino.
Una città che ha saputo adeguarsi al cambiamento dovuto al turismo, senza perdere la sua genuinità.
Il souq e le sue (di lui) canzoni.
I suoi infiniti colori ed odori.
Le persone che sempre volentieri scambiano due chiacchiere.
Mohamad il Berbero, Yussef. Nuovi amici speciali e dolcissimi.
Questo è il Marocco da vivere, quello del contatto e della conoscenza delle persone. Condividendo una tazza di the.
Congedarsi dalla città, dalla terra magica che la ospita, tra i “bonjour madame” e le grida dal suono così tristemente allegro dei “viva l’Italia”.


Grazie per le foto,
e per avermi portata qui, André.

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