Il nuovo.
– menzogne, fatiche, piccole gioie –

A maggio 2025 saranno dieci anni da quando è nata La Via di Fuga.

Vivevo a Madrid, allora, in un piccolissimo appartamento di quindici metri quadrati dotato di tutto ciò che serviva, affacciato su una corte interna di panni stesi ad asciugare ed effluvi di cipolla soffritta mescolati al vociare sempre allegro dei vicini. C’era un portiere, Julio, che si prendeva cura di me, e una padrona di casa, Carmelina, che mi sgridava perché cucinavo troppo poco.

Questo spazio, è nato principalmente perché pochi mesi dopo sarei partita a piedi per attraversare l’Italia da mare a mare lungo i sentieri della Linea Gotica, per commemorare il settantesimo anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo. A cui si univa il desiderio di crearmi un piccolo diario di viaggio della mia vita estera, che sarebbe durata molto poco e molto mi sarebbe mancata – e manca tutt’ora.

Sono stata aiutata a dargli vita, sia nella sua fase embrionale sia nei successivi sviluppi e aggiornamenti, perché le mie competenze in fatto di linguaggio di programmazione si fermano decisamente prima dei rudimenti basilari.
Nonostante questo, però, lo ho sempre curato da sola, assecondando l’urgenza di scrivere che mi pervade in certi momenti.

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Biblioteca degli Alberi, Milano, 2021.

Negli ultimi anni, però, ho trascurato ben più del lecito questo mio piccolo posto lieto, la mia via di fuga dalla quotidianità, appunto.
I motivi alla base di questo sono tanti, e molti altri se ne potrebbero ricercare. Il tempo, la tranquillità mentale, l’effettiva esistenza di qualcosa da raccontare.

Periodicamente sorge però un pensiero: rimetterci mano, ritornare ad alimentarla come meriterebbe La (mia) Via di Fuga, tornare a narrare di luoghi e meraviglie.
Ma sempre più spesso mi rispondo che di luoghi ne vedo pochi e che anche le meraviglie sono limitate dalla troppa grande fatica che la vita chiede in scotto.

Di contro, diverse persone, in diversi ambiti, mi stanno ricordando che, quando mi ci metto di impegno, i miei scritti sono piacevoli racconti, che si leggono bene e che sanno fare sorridere.
Saprei farlo, scrivere, dicono. A modo mio, certo. Con tutti quegli incisi.

E quindi il solletico torna, il pensiero prude un po’, e io lo alimento, accarezzandolo piano.

In questi giorni, dove di tempo ce ne è pochissimo e di fatica moltissima (i superlativi assoluti sono doverosi), sto pensando molto a come fare tutto questo, a come dare nuova vita a questo spazio per cui ho sempre provato grande amore.
E ho pensato che, dato che la vita è fatta di fatiche, piccole gioie e qualche menzogna che aiuta ad affrontarla al meglio, momentaneamente, per un tempo più o meno lungo, quello potrebbe diventare questo spazio: un piccolo raccoglitore di brevi narrazioni reali.
Non per forza epiche, non per forza ambientate in luoghi lontani, non per forza solo mie, non per forza sempre veritiere.

Un nuovo mondo, in cui fuggire e rifugiarmi per ricaricare le batterie, prima di tornare al mondo attuale. Più determinata che mai a non farmi schiacciare.

Che ne dite?

Una risposta a “Il nuovo.
– menzogne, fatiche, piccole gioie –

  1. Martina è un piacere leggerti. Torna a camminare e a raccontare. Se percorrerai la Via Francigena, la tappa tra Fiorenzuola e Fidenza passa davanti casa mia.
    Massimo

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