C’è un territorio delimitato tra due fiumi, l’Arno e il Tevere, stretto ad ovest nell’abbraccio del Mar Tirreno.
E’ l’Etruria, patria del popolo Etrusco, culla di una delle più importanti civiltà antiche del nostro paese.
I suoi confini ricalcano fedelmente il corso dei due fiumi, un probabile sistema di difesa naturale dalle invasioni, ma anche la ricerca di protezione magica da quelle acque tanto a lungo venerate.
Tra le sorgenti, Capo D’Arno e le Vene del Tevere, ci sono esattamente 34 chilometri di terra, in linea d’aria.
Una manciata, copribili idealmente con un giorno di cammino, a creare un varco tra i due corsi d’acqua più importanti per le popolazioni del 1000 a.C.
Un’apertura dalla quale passava la strada che garantiva la viabilità tra l’Etruria toscana e umbra con quella padana, nella zona dell’attuale Romagna. Un valico appenninico, la cui importanza resta determinante anche in tutta l’epoca romana e medioevale.
In tempi antichi era credenza comune che i due torrenti nascessero dalla stessa sorgente, essendo allora uniti tramite la fitta rete di canali che formavano la Valdichiana.
Ed ai due ragazzi piace romanticamente pensare che nel profondo delle rocciose viscere della Terra sia davvero così, che Arno e Tevere siano composti dalla stessa acqua, risultando essere la biforcazione dell’unico Fiume Sacro.
Per questo motivo, hanno deciso di percorrere a piedi la distanza che separa le attuali sorgenti, da Monte Falterona a Monte Fumaiolo, in un saliscendi appenninico ancora una volta sviluppato lungo i confini regionali. Chiudendo con i loro passi i confini dell’Etruria originaria.
Mancano trenta giorni a questo Piccolo Viaggio Estivo.
Quattro cartine, una moleskine verde salvia e la fedele penna di legno. Due biglietti del treno.
Li aspettano il Mugello e il Casentino, il cambio di tre province, una cima a 1654 metri s.l.m., una depressione erbosa che ha sostituito il Lago degli Idoli, che raccoglieva i pellegrinaggi di tutte le genti da entrambi i lati degli Appennini. E la Storia di una Civiltà.
Bisogna solamente togliere un po’ di ruggine dalle gambe e preparare lo zaino.
“Anche noi come l’acqua che scorre siamo viandanti in cerca di un mare.”
(Juan Baladan Gadea)


Scrivi in modo sublime!
Maria