Il treno corre verso Sud.
Alla sua sinistra il mare infrange onde di rabbia sulle spiagge deserte. Alla sua destra, le retrovie di paesi costieri aspettano il sole.
Un vecchio tratturo, utilizzato per la trasumanza delle pecore, che dall’Abruzzo si spostavano sul Gargano.
Ora è una superstrada a quattro corsie, dove l’abuso edilizio e il poco rispetto hanno soffocato il paesaggio e la memoria dei luoghi.
Qui la storia di Micenei, Greci e Romani, si mescola a quella delle invasioni turche, dell’Arcangelo Michele e dei regnanti spagnoli.
A fare da guida tra queste fiabe antiche ci sono un editore, un oste ed il custode del castello.
Nevica, in Puglia.
Il Gargano è imbiancato, e arrivando a Mattinata li coglie di sorpresa una tormenta di neve. Il mare è a poche decine di metri, i fiocchi sono grandi e pesanti.
Mattinata è stato definito il “tipico paese meridionale”: bianco, quasi disabitato in inverno, dai tetti piatti. Tutti i giardini hanno piante di limone ed arance, ricche di frutti maturi dai colori scintillanti. Sostituiscono il sole nella giornata grigia.
Sotto il paese corrono a perdita d’occhio filari di ulivi secolari. Muretti a secco, da cui spuntano fichi d’india dai frutti maturi, ne delimitano i contorni. Finiscono nel mare.
Raggiunta la costa, il cielo si apre.
Un molo di pietre di torrone e quarzo si insinua tra le acque, le onde ancora offese lo schiaffeggiano con forza.
Una spiaggia di ciottoli bianchi. Come foglie secche di un’epoca preistorica, rallentano i passi.
La risacca del mare lascia i sassi applaudire.
Poco distante, arrampicandosi tra curve tortuose, Monte Sant’Angelo.
Arroccato su uno sperone garganico, invaso dalla neve.
Con soli ottocento metri di dislivello e pochi chilometri di strada, si passa da avere i piedi in riva al mare, all’averli immersi nella neve bianca. Polverosa, sospinta lontano da ogni volata di vento.
Freddo pungente, neve e mare azzurro.
La Puglia che mai ci si potrebbe immaginare.


